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Estendere le sanzioni alla Russia? L’Italia si smarca

BRUXELLES, 9 dicembre (Reuters) – L’Italia ha chiesto di poter discutere ulteriormente all’interno dell’Unione Europea sull’estensione delle sanzioni alla Russia, invece di dare il via libera automatico alla riunione degli ambasciatori Ue di oggi.

L’Italia chiede discussioni in materia – La riunione avrebbe dovuto approvare senza alcuna discussione il prolungamento di altri sei mesi delle sanzioni, imposto a Mosca nel 2014 per la crisi in Ucraina, sull’onda dell’accordo tra leader europei (compreso Matteo Renzi) a margine della riunione del G20 il mese scorso in Turchia. Secondo alcuni diplomatici l’Italia non ha gradito la decisione di porre la questione delle sanzioni come un punto minore nell’agenda odierna.
“Abbiamo chiesto una discussione sulla materia”, ha detto Tiziana D’Angelo, portavoce per la rappresentanza italiana presso la Ue.

Le sanzioni scadono il 31 gennaio 2016 – Mantenere l’unità è cruciale per l’impegno europeo di far pressione su Mosca perché sostenga l’accordo di pace e la fine del conflitto tra il governo ucraino e i separatisti sostenuti dalla Russia nell’Ucraina orientale, che finora ha provocato la morte di oltre 9.000 persone.
Dopo aver già varato sanzioni contro singoli individui coinvolti nel conflitto, con divieti d’ingresso e congelamento dei beni, la Ue, insieme agli Usa, ha imposto sanzioni
economiche sulla Russia a partire dal luglio 2014, contro il settore energetico, quello bancario e quello della difesa. Le sanzioni scadono il 31 gennaio 2016.

Alcuni diplomatici hanno detto a Reuters che gli ambasciatori dei 28 Paesi Ue potrebbero cercare di far passare il punto domani dopo una breve discussione, o che potrebbe esserci un accordo a livello di ministri in un vertice fissato per il 14 dicembre a Bruxelles.
Ma altri diplomatici presenti alla riunione di oggi dicono che è intenzione di Renzi discutere della questione direttamente al summit dei capi di Stato e di governo del 17-18 dicembre,
come detto dal ministro degli Esteri Paolo Gentloni nei giorni scorsi.
A Bruxelles c’è il timore di una ripresa delle divisioni tra i Paesi su come affrontare la Russia, il principale fornitore di energia dell’Europa. Gli argomenti principali del vertice del
17-18 dicembre saranno il negoziato con la Gran Bretagna perché resti nella Ue e le misure per contenere l’immigrazione irregolare.

Favorevoli e contrari – A favore delle sanzioni premono in particolare i Paesi dell’Est Europa, mentre Italia, Cipro e Ungheria ritengono che il dialogo sia più importante che punire il Cremlino.
Secondo la portavoce italiana D’Angelo non è necessario che la questione delle sanzioni venga discussa a livello di capi di Stato e di governo: “Pensiamo che sia un argomento importante e
che meriti alcmeno un rapido scambio di punti di vista”, ha detto, “anche se non c’è disaccordo sulla sostanza”.
(Robin Emmott e Gabriela Baczynska)

Milano, l’Associazione culturale per il rinascimento dell’Ucraina e i pregiudizi

UcrainaRiportiamo un articolo di Milano Radicale su quanto accaduto all’Associazione culturale per il rinascimento dell’Ucraina che ha recentemente cercato di iscriversi all’albo della zona 2 del capoluogo lombardo:

Lo scorso 23 luglio, il Consiglio di Zona 2 – con 6 voti favorevoli (Forza Italia, Verdi, una parte del PD e Sovranità), 8 contrari (Sinistra per Pisapia, SEL, Lega e una parte del PD) e 5 astenuti (IDV, un’altra parte del PD e UDC) – ha respinto la domanda di adesione all’albo zonale delle associazioni dell’Associazione culturale per il rinascimento dell’Ucraina.

Con prassi assai bizzarra che deroga dalla normale presa d’atto del Consiglio di quello che dovrebbe essere un mero atto amministrativo, si è deciso di passare la richiesta in Commissione coesione sociale e sicurezza che, nonostante il parere favorevole del presidente Stefano Costa, ha deciso di non esprimersi e ha rimbalzato la questione al Consiglio di Zona che il 23 luglio ha votato contro la richiesta senza nemmeno esprimere una motivazione.

Yuri Guaiana, vicepresidente del Consiglio di Zona 2 e consigliere radicale, dichiara: «È agghiacciante notare come la propaganda putiniana si sia insediata tra consiglieri sia di maggioranza sia d’opposizione sino al punto di negare l’iscrizione all’albo delle associazioni di Zona 2 a un’associazione che commemora intellettuali ucraini e agevola la partecipazione al voto dei cittadini ucraini residenti all’estero, seguendo per altro una procedura assai bizzarra che ha impedito al Consiglio di esprimersi per quasi sei mesi. Il mero pregiudizio politico che ha portato al voto negativo è dimostrato anche dal fatto che il Consiglio non ha nemmeno motivato il suo voto negativo rendendolo a mio giudizio invalido sotto il profilo formale, oltre che inaccettabile sotto quello politico».

Stefano Costa, presidente della Commissione coesione sociale e sicurezza e consigliere verde, dichiara: «Condanno in modo convinto tutte le violazioni dei diritti umani che avvengono in Ucraina da parte di filogovernativi e filorussi, ma l’Associazione dell’Ucraina è fatta da cittadini immigrati di quel paese che vogliono organizzare eventi culturali a Milano, quindi mi sembra giusto che possa iscriversi all’albo».

«Chiediamo che l’associazione venga iscritta d’ufficio all’albo zonale ai sensi art. 3 del regolamento del Comune di Milano sul registro anagrafico delle associazioni o che comunque si rifacciano discussione e votazione in modo da ristabilire un minimo di forma e, auspicabilmente, anche un minimo di ragionevolezza», concludono Costa e Guaiana.

Russia, Ministero degli Esteri: “L’appello Onu per liberare la pilota ucraina è un tentativo di pressione sui giudici”

Savchenko

Il Ministero degli Esteri russo ha definito l’appello dell’Onu per liberare la pilota ucraina Nadezhda Savchenko un “tentativo di pressione sui giudici”. La dichiarazione del Ministero è arrivata il giorno dopo l’intervento di Rupert Colville, rappresentante dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Colville, ricordando che le condizioni di salute di Nadezhda Savchenko continuano a peggiorare e che gli effetti dello sciopero della fame sono sempre più evidenti, si era infatti rivolto agli organi di potere russi per chiedere la liberazione della pilota per ragioni umanitarie.
La replica del Ministero degli Esteri è stata però netta: ”Consideriamo questo appello come un chiaro tentativo di fare pressioni sulla magistratura”. Piazza Smolensk (sede del Ministero, ndt) ritiene inoltre inaccettabile che una struttura esecutiva delle Nazioni Unite esorti pubblicamente uno stato membro a violare il principio dello stato di diritto.

Ricordiamo che i giudici istruttori russi ritengono che Nadezhda Savchenko sia coinvolta nell’uccisione di cittadini russi nell’Ucraina dell’est. La Savchenko nega qualsiasi responsabilità.
Anche il Ministero degli Affari Interni tedesco si è rivolto ai poteri russi con la richiesta di liberare la Savchenko.

Traduzione di Anna Agliati

Ucraina, Russia, Mogherini e noi

Lo sconfinamento delle truppe russe in territorio ucraino dimostra quello che Annaviva va dicendo da anni: la Russia di Putin è l’erede diretta dell’Unione sovietica pre Gorbaciov.
Non avevamo bisogno delle foto dei satelliti-spia per sapere del coinvolgimento diretto dei militari del Cremlino fuori dal territorio della Federazione Russa. Dai tempi della rivoluzione arancione, risulta chiaro che Putin considera l’Ucraina (come la Georgia, la Moldova e altri stati ex sovietici) niente più che il giardino di casa del Cremlino. Sono paesi autonomi, possono scegliere liberamente il loro destino. Solo se è lo stesso designato per loro dal Cremlino…
Anna Politkovskaja era stata facile profeta. Aveva immaginato che Putin avrebbe utilizzato la Cecenia come cartina di tornasole. Se nessuno avesse detto nulla, si sarebbe sentito legittimato ad andare avanti. In patria e all’estero. Proprio Anna era solita dire: “Ogni volta che un capo di stato europeo stringe la mano a Putin e’ come se mi sputassero in faccia”.
Di sputi in faccia in questi anni La Politkovskaja ne avrebbe ricevuti molti, troppi. Se non fosse stata ammazzata nel 2006 a Mosca. Da killer. Con committenti sconosciuti (ma immaginabili). Nel giorno del compleanno di Putin.
In queste ore si prospetta la nomina di Federica Mogherini a capo della diplomazia europea. Il ministro degli esteri italiano appena nominata invitò tutti al dialogo con Putin, volando poi al Cremlino. Suscitando le ire dei paesi confinanti con la Russia (che hanno ostacolato la sua nomina). Ci auguriamo che le ultime vicende (e pure le fotografie satellitari) possano indurre l’attuale leader della diplomazia italiana (in foto) a posizioni di fermezza verso la Russia di Putin. Colpendone, con sanzioni e dintorni, i vertici e non la popolazione.
Da italiani e amanti dei diritti umani, ne saremmo felici.

Putin e la destabilizzazione dell’Ucraina (parola di Herta Müller)

Quello che sta succedendo in Ucraina è mostruoso. Già il primo passo, l’annessione della Crimea, era inaccettabile. Ma la destabilizzazione della regione più ricca dell’Ucraina prosegue. Putin si fa forte di una propaganda antifascista, ma i suoi valori sono di estrema destra. Vede nemici dappertutto. Perché è di nemici che ha bisogno ogni dittatore per poter giustificare la violazione dei diritti umani. Putin poi è un esperto di destabilizzazione: ha agenti specializzati, coltiva separatisti. In fondo non vuole davvero riprendersi l’Ucraina: lui vuole soltanto che sia destabilizzata abbastanza da non poter entrare nell’Ue. È diabolico. (…) D’altra parte Putin arriva dal KGB, e non conosce altro se non quel mondo.
Il premio Nobel Herta Müller intervistata da Andrea Bajani, Repubblica, 11 luglio 2014

В память об Андрее Миронове и Андреа Рокелли

Аннавива выражает свои глубокие соболезнования семьям двух журналистов, погибших на Украине. Если Рокелли был смелым фотожурналистом, то Миронов был активистом Мемориала, российской неправительственной организации, с которой наша ассоциация тесно сотрудничала. Миронов выучил итальянский в ГУЛАГе, во времена СССР:
http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2014/05/25/ucraina-ucciso-insieme-rocchelli-mironov-imparo-italiano-gulag-mordovia_ftjNAyYTJTjguToW03duUM.html

Двойное убийство на границах с Европой в конце избирательной кампании. Жаль, что во время этой кампании говорилось обо всём, кроме украинского кризиса и путинского империализма.
Андрей и Андреа, пусть земля вам будет пухом.

In memoria di Andrei Mironov e Andrea Rocchelli

Annaviva esprime le proprie condoglianze alla famiglia dei due giornalisti uccisi in Ucraina. Se Rocchelli era un coraggioso fotoreporter, Mironov era un attivista di Memorial, ong russa con cui la nostra associazione ha più volte avuto modo di collaborare. Mironov aveva imparato l’italiano in un gulag, ai tempi dell’Urss:
http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2014/05/25/ucraina-ucciso-insieme-rocchelli-mironov-imparo-italiano-gulag-mordovia_ftjNAyYTJTjguToW03duUM.html
Il duplice assassinio ai confini dell’Europa al termine di una campagna elettorale in cui si è parlato di tutto tranne che della crisi ucraina e dell’imperialismo putiniano.
Andrei e Andrea, che la terra vi sia lieve.

UCRAINA, RUSSIA E CRIMEA: E ADESSO CHE SUCCEDE?

UcrainaL’altra sera si è tenuta la conferenza UCRAINA, RUSSIA E CRIMEA: E ADESSO CHE SUCCEDE? presso l’Associazione Italia-Russia a Milano. Sono intervenuti Aldo Ferrari, docente di Storia del Caucaso all’Università Ca’ Foscari; Eliseo Bertolasi, dottorando di ricerca in Antropologia culturale all’Università di Milano e Alessandro Vitale docente di Analisi della Politica Estera e di Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Milano.

Si è parlato dell’irrisolta questione ucraina, dei rischi e dei problemi che sta portando. Una tematica molto calda che ha scaldato anche molti presenti tra il pubblico, che al momento delle domande finali hanno dibattuto con i relatori in modo molto accalorato. Sala piena. Superfluo dire che è stato interessantissimo.

Siamo testimoni di eventi così delicati e indecifrabili che ho voluto prendere nota della testimonianza inedita presentata e dei discorsi fatti. Quindi per chi vuole sotto trova un approfondimento.

Intervento di Aldo Ferrari
Stiamo assistendo ad una forte polarizzazione delle posizioni, la tendenza è quella di affrontare la questione con un atteggiamento non solo appassionato, ma tifoso, magari lasciandosi trascinare da idiosincrasie e uscite fuori luogo. Questo è molto grave.

Cercheremo di dare un quadro non completo di una situazione estremamente difficile da interpretare e giudicare. Non pretendiamo di dare una risposta, che non credo esista, ma vorremmo fornire elementi di approfondimento. Quello che leggiamo sui media spesso è molto condizionato da pregiudizi e appiattimento.

Intervento di Eliseo Bertolasi
Ha raccolto video e interviste della sua testimonianza diretta. E’ stato sul posto 3 volte per seguire la vicenda. A dicembre, febbraio e aprile.

Ha mostrato e descritto un primo filmato: una piazza animata da protesta spontanea e dal desiderio di vedere il proprio paese avvicinarsi alla Unione Europea e in cui si percepisce il sentimento anti-Yanukovich. Alla domanda: “Perché volete la UE?” si sentiva rispondere che ciò avrebbe significato lavoro, vacanze, stipendi più alti. In Maidan molti manifestanti dalle zone occidentali vivevano ormai fissi lì.

Si vede nel video anche una manifestazione pro-Yanukovich (qui si parlava in russo nei comizi, mentre là in ucraino) con molta meno gente, perché dal Donbas si spostano meno dal lavoro.

Eliseo Bertolasi è tornato in febbraio, proprio nella settimana in cui poi è caduto Yanukovich.

Tornato in Maidan, trova barricate costruite dai manifestanti che, a distanza di due mesi, si presentano come milizianti: migliaia di persone che non litigano tra loro e che sono estremamente organizzate. In Maidan si poteva vivere, veniva costantemente distribuito del cibo e ogni altro bene.

Si vede nel video la polizia che sfonda le barricate arrivando verso la piazza. I manifestanti, per fermare l’attacco, iniziano a costruire un fronte infuocato e così inizia la battaglia notturna. Le immagini sono inquietanti: preti che durante la notte supportano i presenti con i loro canti e il fuoco in piena notte, bombe molotov e granate. Sembra un inferno. Non c’erano sul palco i leader ma i preti. C’era persino Radio Maria ucraina.

Da notare è che in piazza non è mai stato fatto un discorso analitico, che considerasse pro e contro dell’ingresso in Europa, non si è mai affrontata la questione in termini pragmatici, ma solo in termini di nazionalismo e di sentimento. Questa incongruenza è molto evidente.

I combattimenti durano una giornata e mezza. La polizia non può fare la carica. Il selciato è del tutto sollevato per ricavarne pietre. Si vede che tra i manifestanti c’erano compiti e direttive ben precise per mantenere solide le barricate. Vengono bruciati copertoni e l’odore è insopportabile. Si improvvisano catapulte.

Il testimone ha visto poche armi da fuoco, solo qualche pistola. In fondo si vedono i riflettori della polizia e una viva linea di fuoco che attraversa tutta Maidan.

Centinaia di feriti vengono soccorsi, si erano organizzati anche a livello di pronto intervento.

La Piazza appare devastata, le preghiere continuano. Il giorno seguente la polizia si ritira e la barricata viene ricostruita.

I cecchini iniziano a sparare sulla folla, ma anche sulla polizia, senza distinzione. La Piazza è di nuovo in mano ai manifestanti. Poi i funerali di chi è caduto sotto i cecchini.

Viaggio di aprile a Donbas. La zona è blindata, presa dai manifestanti in protesta, nata dagli atteggiamenti del nuovo governo di Kiev verso la popolazione dell’est ucraina, centinaia di chilometri da Kharkov fino ad Odessa, con Lugansk, Donetsk, Mariuopol. I civili supportano i manifestanti, le persone gridano “Rossia Rossia” e vogliono l’unità con la Russia, perché non si percepiscono ucraini: sarebbe difficile portare avanti la protesta se fosse solo opera di facinorosi.

Quando il nuovo governo ha manifestato la sua russofobia (vietando il russo, chiudendo i confini regionali senza considerare che molti hanno parenti a Ovest) le persone sono state toccate nel profondo, perciò non si astengono dalla protesta.

Questa zona è il polmone dell’Ucraina, e l’ingresso in Europa sarebbe per loro un grande problema, essendo elevate qui le esportazioni verso la Russia.

Qui si parla di terroristi, ma loro si definiscono difensori che vogliono solo l’autonomia e poter parlare russo con un rapporto di fraterna amicizia con la Russia.

La zona intorno a Sloviansk è in mano alle forze di Kiev, con coprifuoco serale. Gli attacchi avvengono solo di notte quando non ci sono civili in mezzo ai difensori, rappresentati dalla Samo-oborona (circa 250 persone) cioè giovanissimi e anziani; e poi dalla parte più strutturata, un battaglione che arriva dalla Crimea. Il testimone non ha visto russi. I combattimenti non avvengono in città ma nei posti di blocco.

A Kromatorsk il testimone rimane bloccato. La mattina di sabato 3 maggio giungono i reparti speciali ucraini. In città ci si aspetta un attacco dalle forze di Kiev quindi iniziano a far ritirare la gente in casa, ma tutti invece escono in piazza e si uniscono alle truppe per difendere la città, perciò l’attacco è sospeso.

Un altro dettaglio è la grossa componente ideologica: dicono di non volere i fascisti. Le posizioni sono talmente radicalizzate che non si riesce a trovare un dialogo. La componente nazionalista è molto forte, si cantano canzoni patriottiche e si vede spesso la bandiera della repubblica autonoma del Donbas: come quella russa, ma la terza striscia è nera come il carbone, a simboleggiare la loro maggior ricchezza.

Si sente dire: “i nostri nonni hanno cacciato i fascisti fino a Berlino noi riusciremo a cacciarli dal Donbas!”.

Insieme alle barricate che bloccano la città ci sono 3 blindati.

Eliseo Bertolasi alla fine è riuscito a liberarsi, era l’unico giornalista italiano sul posto.

Intervento di Alessandro Vitale
Ha parlato dei problemi di integrazione e disgregazione. Ha ripetuto che nessuno ha la verità in tasca, nemmeno gli analisti con i più seri strumenti.

Vediamo ora l’ombra lunga dell’impero che mostra e mostrerà ancora a lungo i suoi strascichi.

La tendenza principale è quella imperialistica. Da parte della Russia c’è forte pressione di matrice staliniana: evitare che le regioni siano indipendenti e l’Ucraina non è mai stata accettata come nazione distaccata. Dal punto di vista economico, il Paese è reso in miseria e di questo è responsabile anche l’Europa che l’ha esclusa irrigidendo le dogane.

Non c’è la possibilità di esportare in Europa e la stagnazione economica porta a quella politica.

Questo irrigidimento progressivo e il protezionismo economico hanno portato le minoranze interne a vedere nella Russia (che pure non ha un sistema economico funzionante) una via di salvezza.

Come sono state realizzate queste dipendenze? L’Ucraina fin dall’inizio non è stata ridisegnata in modo confederale creando entità pluri-etniche autogovernate (molti progetti lo proponevano e prevedevano che altrimenti si sarebbe arrivati al conflitto) quindi è naturale che si finisca per rivendicare con rigidità le proprie separazioni interne. L’Ucraina non ha quell’unità e omogeneità che servirebbero per tenere in piedi una nazione così come è stata creata dopo la caduta dell’URSS.

Nei sistemi nati dalle rovine degli imperi purtroppo non si tiene mai conto della diversità. Esiste una varietà straordinaria di possibilità moderne per affrontare situazioni simili. Ma ora è ormai tardi, le zone sono troppo polarizzate.

L’uso strumentale dei media induce all’esplosione dei nazionalismi e fino a pochi mesi fa simili tensioni non erano pensabili. Non così forti almeno, non così radicalizzate e polarizzate. La questione è ormai gravissima e il contributo della comunità internazionale è stato più che altro deleterio.

Ormai troppo sangue è stato versato, è improbabile che si riesca a tornare indietro. Pare che in Donbas abbiano detto addio all’Ucraina.

Irene

Milano, sit in al consolato ucraino a sostegno dell’accordo con l’Unione Europea

eu ucraina

Ali – Alleanza Liberaldemocratica per l’Italia, con le associazioni AnnaViva, Comitato Euromaidan e Associazione Enzo Tortora-Radicali Milano, organizza per il giorno 5 dicembre dalle 17.00 alle 19.00 un sit in di fronte al consolato ucraino in via Ludovico di Breme 11, in solidarietà con la popolazione ucraina che chiede a gran voce la firma dell’accordo di associazione con l’Unione Europea.

Nonostante le attuali difficoltà dell’integrazione europea, soprattutto in questo momento di crisi, molti popoli, tra cui quello ucraino, vedono nell’Unione europea una garanzia di democrazia, tutela dei diritti umani e rispetto delle libertà economiche.

La repressione violenta del governo contro i manifestanti e le ricattatorie pressioni del presidente russo Putin sono inaccettabili e le autorità europee d occidentali debbono moltiplicare gli sforzi affinché i cittadini ucraini possano esprimersi liberamente e l’Ucraina consolidi i legami e il processo di avvicinamento all’Unione europea.

Appuntamento oggi dalle 17 in via Ludovico di Breme 11, Milano

Solidarietà all’Ucraina che vuole l’Europa

ucraina europaDomani dalle 17 alle 19 ci saranno due manifestazioni di solidarietà verso il popolo ucraino che vede nell’Europa un’occasione di libertà e di crescita e che continua a protestare contro la decisione del presidente Yanukovich. Dalla piazza il popolo ucraino chiede a gran voce le dimissioni del governo. (Per saperne di più cliccate qui)

I sit in di solidarietà in Italia si svolgeranno a Milano davanti al consolato ucraino (via Ludovico di Breme, 11) e a Roma davanti all’ambasciata ucraina (via Monte Pramaggiore, 13).

In giornata ulteriori dettagli.

Siamo tutti invitati!