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Stasera Milano ricorda Anna Politkovskaja: due appuntamenti, per non dimenticare

“Sono assolutamente convinta che il rischio sia parte del mio lavoro; il lavoro di una giornalista russa, e non posso fermarmi perché è il mio dovere”. (Anna Politkovskaja, 30 agosto 1958 – 7 ottobre 2006).

Il 7 ottobre 2006 qualcuno ha deciso che Anna Politkovskaja non dovesse più parlare. Qualcuno ha deciso che fosse arrivato il momento di smettere di raccontare gli orrori della guerra in Cecenia, di denunciare gli abusi di potere e la violazione dei diritti umani in Russia. Hanno provato più volte a impedirle di smascherare il clima di intimidazione instaurato da Putin; l’hanno arrestata, percossa, avvelenata. Ma lei non si è mai arresa.

Sono serviti cinque colpi di pistola per mettere a tacere la sua voce per sempre.

A otto anni di distanza dall’omicidio, sono stati condannati due agenti di polizia e tre membri di una famiglia cecena. Il mandante, però, resta ancora senza nome. E continua a girare a piede libero.

Oggi, Annaviva vi invita a non dimenticare e vi dà appuntamento alle 18.45 ai Giardini Politkovskaja di Milano , corso Como-Porta Garibaldi, e alle 20.45 al cinema Ariosto, via Ariosto 16a, per la visione del documentario A bitter taste of freedom di Marina Goldovskaja – film con sottotitoli in italiano, ingresso ad offerta libera.

Vi aspettiamo.

In memoria di Anna: a Mosca la manifestazione di Amnesty International

Un bouquet di fiori di carta composto da appelli per chiedere alle autorità russe di ristabilire la giustizia nel caso Politkovskaja. È così che Ammesty International intende onorare a Mosca la memoria della giornalista russa nel giorno dell’ottavo anniversario del suo assassinio.

L’organizzazione internazionale ha deciso di chiamare a raccolta la società civile, i giornalisti, i colleghi, gli amici di Anna e ha dato loro appuntamento alle ore 14 nella redazione della Novaja Gazeta per consegnare i bouquet di carta. Perché otto anni dopo quel 7 ottobre 2006, sono ancora forti il dolore, lo sgomento, la rabbia per la morte della giornalista che ha lottato ogni giorno affianco ai deboli, agli indifesi, alle vittime di giochi di potere e soprusi e violenze.

“In redazione venivano a chiederle aiuto le donne che cercavano i propri figli scomparsi durante la guerra in Cecenia, i figli rimasti senza padre, i padri che avevano perso la famiglia intera. Da quando Anna è morta, anche queste persone sono scomparse” ha raccontato Vitalij Yaroshevskij, vicedirettore di Novaja Gazeta, in occasione dell’inaugurazione dei Giardini Politkovskaja a Milano.

“Il giornalista – scriveva Anna in Cecenia il disonore russo– deve produrre reportage, servizi, interviste. E le lacrime che versa nell’una o nell’altra occasione non interessano, in fondo, nessuno. Descrivi quello che vedi, metti insieme dei fatti e analizzali. Punto e basta”.

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