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Torniamo in piazza per Boris Nemtsov, l’8 aprile a Milano

Subito dopo la morte di Boris Nemtsov si era parlato di assassinio per “motivi di odio religioso”. Volevano farci credere che i sicari avessero agito come risposta alla solidarietà mostrata dal politico ai vignettisti di Charlie Hebdo. Poi gli inquirenti hanno cambiato versione: si è trattato di un crimine su commissione.

Ciò che è certo è che il processo giudiziario continua a sfaldarsi. A quasi 40 giorni da quel 27 febbraio, l’ex tenente ceceno Zuar Dadayev – principale sospettato per l’omicidio del leader dell’opposizione interna a Vladimir Putin e vicepremier liberale ai tempi della presidenza Eltsin – ribadisce anche davanti al tribunale che la confessione gli è stata estorta con la forza dopo che sconosciuti lo hanno rapito il 5 marzo in Inguscezia.

Per la commissione inquirente, però, lui è il colpevole. 

Intanto, il Tribunale di Mosca non conferma la detenzione di tre dei cinque arrestati poco dopo l’omicidio di Nemtsov.

 A 40 giorni da quel vile atto, AnnaVia tornerà ai Giardini Anna Politkovskaja di Milano per chiedere che gli assassini e i mandanti siano assicurati alla giustizia. Vi diamo appuntamento alle 18.45. Vi aspettiamo.

L’OMBRA DEL CREMLINO SULL’EUROPA. La Russia di Putin e le attuali relazioni con i paesi europei

Annaviva e Associazione Enzo Tortora – Radicali Milano

vi invitano all’evento:

L’OMBRA DEL CREMLINO SULL’EUROPA – La Russia di Putin e le attuali relazioni con i paesi europei

Lunedì 30 marzo 2015, ore 20.30, presso Associazione Enzo Tortora – Radicali Milano, 

Via Sebastiano del Piombo 11 – Milano

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Introduzione

Claudio Barazzetta, – Associazione Enzo Tortora – Radicali Milano

Intervengono:

Denis Bilunov – esponente dell’opposizione russa (via Skype)

Nikolaj Khramov – rappresentante dei radicali a Mosca (via Skype)

Antonio Stango – segretario generale del Comitato Helsinki Italia per i diritti umani (via Skype)

Modera:

Edoardo Da Ros – Associazione Enzo Tortora – Radicali Milano

*vi informiamo che Gianluca Savoini, presidente Lombardia – Russia, non sarà presente al dibattito.

Le balle del Cremlino

IEssere ceceni a Mosca quando uccidono qualche avversario del Cremlino non è proprio semplice. Se siete dei criminali è probabile che finirete in galera con l’accusa di essere voi l’assassino. Le prove si troveranno, ma intanto l’importante è schiaffarvi in una cella sotto l’occhio di telecamere e fotografi.
Così è successo ai tempi dell’omicidio di Anna Politkovskaja. Così succede in queste ore per l’assassinio di Boris Nemtsov.
Il ceceno è stato d’altronde dipinto in questi anni in Russia come il cattivo per antonomasia. E molti ceceni dopo le due guerre contro i russi sono peraltro scappati un po’ in giro per in mondo a continuare guerre (per lo più con gli islamici più integralisti). Sono quindi i colpevoli perfetti. Come gli anarchici da noi, una volta.
È possibile che a sparare a Nemtsov sia stato davvero un ceceno. Magari pure quel gruppo di fuoco che le autorità russe si sono affrettate a mostrare in catene per rassicurare il paese. Come per la Politkovskaja anche per Nemtsov mancherà però un movente sul perché abbiano sparato. Perché poi lo facciano sempre con la stessa pistola (una Makarov 9mm per anni nella disponibilità della polizia e dell’esercito russo) rimarrà un mistero.
Probabilmente per Boris come per Anna saranno stati killer professionisti, che colpiscono e fuggono tranquilli. Anche a pochi passi dal Cremlino. Ma chi ha pagato questi e quei killer? Su ciò non c’è stato e mai ci sarà alcuna inchiesta. Sbattuto il mostro in prima pagina, il più è fatto.
L’importante è allontanare le nuvole nere dal Cremlino, allontanare ogni sospetto per l’eliminazione sistematica di voci critiche. Anche raccontando ipotesi surreali come quella che Nemtsov sia stato ucciso da ferventi islamici per aver appoggiato (da Mosca!) Charlie Hebdo (alla cui manifestazione di solidarietà a Parigi parteciparono, a sommo spregio della coerenza, anche rappresentanti di paesi dove la libertà di stampa è, diciamo così, carente, come la Russia).
Le balle rassicureranno quanti che si abbeverano alla propaganda televisiva del Cremlino. Ma siamo certi verranno respinte al mittente da quanti in questi ultimi mesi – con parecchio ritardo – hanno aperto gli occhi su quel che accade a Mosca.
Noi continueremo a vigilare. A chiedere giustizia. Per Boris, Anna e per tutti coloro che hanno perso la vita in questi anni. Ma anche per quanti continuano a finire in carcere solo perché criticano il regime.

Grazie a chi ha ricordato Nemtsov con noi

Grazie a chi oggi ha partecipato al presidio in memoria di Boris Nemtsov. A chi è arrivato reggendo in mano rose rosse e bianche, a chi ha stampato foto del suo volto, a chi ha pregato e cantato, a chi ha ricordato che Nemtsov non aveva paura di dire ad alta voce ciò che pensava. Grazie a chi era con noi ai Giardini Politkovskaja e a chi non ha potuto esserci.

Torneremo qui l’8 maggio, a 40 giorni dall’omicidio di Boris. Per non dimenticare. Vi aspettiamo

Oggi a Milano il presidio per Boris Nemtsov 

Oggi, giorno in cui a Mosca si svolgono i funerali di Boris Nemtsov, AnnaViva e l’Associazione Enzo Tortora Radicali Milano vi invitano al presidio organizzato a Milano alle ore 18 ai Giardini Anna Politkovskaja, (corso Como, M2, M5 Garibaldi).

L’omicidio di Boris Netmsov è un colpo al cuore della Russia libera e liberale. Gli hanno sparato quattro colpi di pistola a pochi passi dal Cremlino e alla vigilia della marcia di protesta organizzata a Mosca dall’opposizione. Con un’esecuzione che ricorda quelle classiche di stampo mafioso, hanno messo a tacere la sua voce proprio a qualche centinaia di metri da quel simbolo del potere che lo storico esponente politico, già vicepresidente sotto la presidenza di Boris Eltsin, criticava con forza. 

In sua memoria e indifesa dell’indiscutibile diritto di parola ed opinione, AnnaViva e Radicali Milano chiamano a raccolta la società civile. Vi aspettiamo

“Nemtsov era un uomo libero e lo hanno ucciso”. Il ricordo di Denis Bilunov 

Denis Bilunov, amico di Annavia, ma prima ancora attivista e membro del movimento di opposizione russa Solidarnost fondato con Boris Nemtsov, ricorda così l’amico barbaramente assassinato a Mosca: 

“Boris, con la sua brillante biografia e la sua fantastica energia, conosceva una quantità infinita di gente. Verrà ricordato dalle belle parole di decine di migliaia di persone; da coloro che lo consideravano un amico, che lo sostenevano o che erano semplicemente conoscenti, da quelli con cui faceva kitesurf o coi quali aveva condiviso la cella di una prigione per 15 giorni. Con tutti loro Nemtsov ha trovato l’occasione per sorridere, scherzare, fare battute e citare aneddoti e, tra uno scherzo e l’altro, proporre idee che sono riuscite a conquistare i suoi interlocutori. 

Il suo brutale omicidio colpisce ancora di più perché è difficile incontrare al mondo una persona che ami così tanto la vita, in tutte le sue manifestazioni. Era solito dire che bisogna sopravvivere a Putin. Ma ora, con Boris disteso a faccia in giù sul marciapiede, questo non è più possibile! 

Nemtsov è stato il mio capo per circa due anni, insieme a Garry Kasparov. Hanno finanziato il movimento “Solidarnost” e io ne ero il direttore esecutivo. Ma considerarlo un capo era molto difficile. Si è sempre comportato in modo amichevole e la sua passione per la vita, il suo esuberante edonismo, hanno reso la nostra collaborazione qualcosa di ben diverso da un tradizionale rapporto di subordinazione. 

Entrai per la prima volta in contatto con Nemtsov quando ero a Sochi, nel corso della campagna per le elezioni comunali, quando dirigevo il suo quartier generale. Come al solito, le autorità non ci concessero l’utilizzo di uno spazio dove poter fare campagna elettorale e incontrare la gente e sottoposero a minacce e provocazioni tutti coloro che cercavano di aiutarci. Ma Boris non si lasciò scoraggiare. Anzi. Organizzammo la propaganda nei mercati e sulle spiagge. Nemtsov amava stare in mezzo alla gente e sapeva come radunare la folla e appassionare gli ascoltatori. 

Qualche tempo dopo, andai da Boris nella sua casa nella periferia di Mosca (era piuttosto modesta, aveva due stanze in affitto) per un incontro su questioni burocratiche che sarebbe dovuto durare circa mezz’ora. Passammo insieme il giorno intero: facemmo sport, andammo in sauna e sua moglie ci preparò la cena. Il tempo volò discorrendo di lavoro e di punti di vista sulla vita, attraverso battute e aneddoti tramite i quali, come al solito, Nemtsov non dimenticava di dettare la sua linea. 

Discutevamo spesso, e ancora più spesso Nemtsov discuteva con Kasparov, anche di inezie, ma poi Boris trovava sempre un modo per appianare le cose.


Al di là di tutto ciò, io credo che l’esperienza di Solidarnost sia stata molto importante: un’organizzazione dove non esiste un solo e unico leader, un piccolo esempio che serve da modello per il futuro della Russia. Non abbiamo bisogno né di zar, né di segretari generali, né di Napoleoni; é questo ciò che, al di lá delle ambizioni personali, avevano ben compreso Nemtsov e Kasparov.

Come è noto, nel dicembre 2011 Nemtsov ebbe un ruolo chiave nella decisione di trasferire il raduno da Piazza della Rivoluzione a piazza Bolotnaja. Se questo non fosse successo, forse avremmo potuto fare di meglio. Ma penso che Boris abbia agito solo in conformità con le sue convinzioni (e non perché stipulò un accordo dubbio, come qualcuno cerca di far credere).

Boris sembrava non temere nulla; in piazza era sempre al centro dell’azione, si esponeva nei discorsi pubblici criticando duramente il governo e, spesso, Putin. 

Per il suo ruolo, per il suo coraggio, Boris Nemtsov ha pagato il prezzo più caro. Era un uomo veramente libero e con sincerità voleva più libertà per noi e per la Russia. 

Era un uomo libero e lo hanno ucciso. A lui memoria eterna. 


(Traduzione di Pamela Foti, revisione di Marina Davydova)


A cento passi dal Cremlino

Proprio ieri sul “Venerdì di Repubblica” si poteva leggere un servizio sull’opposizione a Putin in difficoltà di fronte alla guerra tra Russia e Ucraina. Oggi opporsi a Putin – il succo dell’inchiesta – significa passare per nemici del nostro stesso paese.

Forse qualcosa, almeno nel manipolo che eroicamente si ribella al leader maximo che guida la Russia da più di due lustri, cambierà in queste ore. Nella notte è stato assassinato, su uno dei ponti moscoviti che portano al Cremlino Boris Nemstov. Classe 1957, liberale di razza, Nemtsov era stato vice primo ministro ai tempi di Eltsin ma da anni si opponeva allo strapotere di Putin, a questa democratura che – grazie a una massiccia propaganda televisiva – ha portato il paese alle guerre e allo sfascio economico.

Hanno sparato quattro colpi di pistola contro Nemtsov da un auto, mentre passeggiava con una giovane ucraina. Il tutto a poche ore dalla manifestazione anti-putiniana che l’opposizione ha convocato per il primo marzo.

Come per la Politkovskaja e Litvinenko, anche per l’assassinio di Nemtsov non sapremo mai la verità. A sparargli sicuramente un killer. Forse lui sì sarà arrestato, giusto per raccontare qualche balla in tv. Sui mandanti invece nessuno indagherà. Succede così da quando Putin è al potere. Continuerà a succedere finché Putin sarà al potere.

Anche Boris Nemtsov (che Annaviva aveva incontrato nel 2009 e 2011) è vittima di questo sistema. Anche se, come per Anna e Sasha, Putin dirà che è stato ucciso per mettere in cattiva luce il suo regime. Come se non bastasse, a tal fine, quanto lui stesso dice e, purtroppo,  fa ogni giorno.

Alla famiglia di Nemtsov, ai suoi amici dell’opposizione putiniana, l’associazione Annaviva esprime massimo cordoglio e vicinanza.

Ciao Boris, che la terra ti sia lieve.