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Un giardino per Anna, il ringraziamento dei figli della Politkovskaya

I figli della giornalista Anna Politkovskaya hanno accolto con gioia la notizia della dedica alla madre di un giardino nel centro di Milano. “Grazie per l’informazione, sono notizie molto belle – ci ha scrito Vera – Congratulazioni anche a voi, perché è proprio la vostra associazione che ha organizzato tutto questo e ha avuto questo risultato!”

Un grazie va anche a tutti coloro che hanno creduto e sostenuto il nostro progetto!

Per festeggiare il successo di questa iniziativa di Annaviva, ci troviamo lunedì 17 dicembre alle 20 alla Libreria Popolare di via Tadino 18. Non mancate!

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Anna Politkovskaja, come fu uccisa la giornalista russa

anna politovskaja.jpgSu Paperblog abbiamo trovato un’interessante articolo di “Matteo” sull’omicidio della giornalista russa Anna Politkovskaja, a cui la nostra associazione Annaviva è dedicata.

Tecnologia dell’omicidio
Chi e come seguì Anna Politkovskaja nella fase iniziale della preparazione dell’omicidio
08.10.2012 Come fu preparato l’omicidio di Anna Politkovskaja Oggi i figli di Anna Politkovskaja Vera e Il’ja, come pure i loro avvocati (Karinna Moskalenko, Anna Stavickaja, Roman Karpinskij) devono firmare il protocollo di presa visione dei materiali della causa penale nei confronti dell’ex-capo della sezione del 4° ufficio della direzione investigativa e di ricerca della GUVD [1] di Mosca, il tenente colonnello Dmitrij Pavljučenkov, posto in un procedimento a parte, in quanto l’accusato è giunto a un accordo con gli inquirenti. Pavljučenkov ha confessato di aver organizzato il pedinamento dell’osservatrice della Novaja gazeta e di aver procurato l’arma per il killer. Concluso l’accordo, firmato dal vice-procuratore generale Viktor Grin’, Pavljučenkov, a tutta evidenza, si è impegnato a raccontare del suo ruolo nel crimine e a riferire agli inquirenti tutti i fatti a lui noti.
La domanda principale oggi è: quanto Pavljučenkov ha adempiuto gli impegni presi? Le parti lese e i loro avvocati non escludono che non l’abbia fatto fino in fondo e se così fosse, da parte loro verrebbe presentata un’istanza per l’annullamento dell’accordo.
In ogni caso oggi si può già raccontare chi e come seguì Anna Politkovskaja nella fase iniziale della preparazione dell’omicidio…

Per continuare a leggere l’articolo su come fu uccisa Anna Politokvskaja cliccate qui

A proposito della giornalista Anna Politokvskaja, domani non perdetevi El’sa K al teatro Nebiolo di Tavazzano (Lo)

 

Un giardino per tutti i martiri e i giusti

Un giardino per tutti i martiri e i giusti è l’iniziativa che si svolgerà venerdì 9 novembre, dalle ore 17.00 alle 19.00 presso l’Archivio di Stato (piazza Castello 209 – Torino). Durante l’evento verrà presentato il libro-progetto Luci che illuminano le tenebre, pubblicazione che, speriamo, possa costituire il primo passo verso la realizzazione vera e propria di giardini (o garchi) dedicati ai martiri, ai giusti e a tutte le figure esemplari della storia, dalla tratta degli schiavi alla Shoah, dall’Holodomor al Gulag, dal Metz Yegern alla pulizia etnica in Tibet e alle tragedie tuttora in atto.

L’iniziativa ha meritato la medaglia di rappresentanza del presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Il libro Luci che illuminano le tenebre gode inoltre del patrocinio del Consiglio Regionale del Piemonte (presidenza), dell’Associazione per il Tibet e i Diritti Umani, dell’Associazione Difendiamo il Futuro, della CISL Confederale e delle seguenti associazioni di enti locali a livello nazionale: Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, ANCI (Associazione Nazionale Comuni d’Italia), AICCRE (Associazione Italiana Consiglio Comuni e Regioni d’Europa), Lega delle Autonomie Locali, ANPCI (Associazione Nazionale Piccoli Comuni Italiani), CICU (Comitato Italiano Città Unite) e dell’UNCEM (Unione Nazionale Comuni ed Enti Montani).

di Pasquale Totaro

Ivan Kostin libero, l’Italia ha detto no all’estradizione

Annaviva ne era certa: non sussistevano motivi per estradare Ivan Kostin in Russia. L’imprenditore, accusato in madrepatria di approvazione indebita, era sicuramente uno dei numerosissimi cittadini russi finito nei guai solo perché inviso a qualche potentato locale.

Lo avevamo sostenuto a più riprese.

Intervistando Kostin a Roma, dove – dopo qualche mese a San Vittore – era agli arresti domiciliari, in attesa dell’estradizione:

http://youtu.be/jInHMNzgNLI

Invitando la moglie e il giornalista Grigori Pasko a Milano il giorno della prima udienza di estradizione:

http://youtu.be/M0j-HPTiT9E

Già a marzo i giudici avevano chiesto ulteriori informazioni alle autorità russe, non giudicando sufficienti le carte trasmesse da Mosca: difficile per chiunque credere che Ivan avesse portato via, dall’azienda fondata dal padre, centinaia di litri di cognac invecchiato per sostituirlo con quello giovane e lucrare (milioni di rubli) grazie a questa operazione, senza che nessuno se ne accorgesse.

Per Annaviva valeva un po’ lo stesso discorso che riguarda il prigioniero politico Mikhail Khodorkovskij: si contestano reati fiscali per nascondere motivi molto più abbietti.

Ora è arrivata la sentenza della Corte d’appello di Milano, chiamata a decidere sull’estradizione dato che Kostin, del tutto ignaro del mandato di cattura, era stato arrestato proprio nel capoluogo lombardo, dove era venuto a seguire una fiera del vino; proveniva da Israele dove abitava da anni con moglie e figli e dove nessuna autorità aveva mai pensato di arrestarlo per rispedirlo in madre patria.

La Corte ha appena rigettato l’istanza di estradizione!

Kostin è ora libero anche se non potrà lasciare il paese prima di 15 giorni.

I giudici milanesi hanno negato che dietro la persecuzione giudiziaria ci fossero motivi politici. Certo, Ivan non è un “prigioniero politico“, ma bisognerebbe capire il contesto in cui nascono queste accuse, questi processi.

Un terzo delle persone in carcere in Russia ci finiscono per reati “economici”. E sono per lo più imprenditori e affaristi.

Comunque, la Corte d’appello milanese, pur non valutando la sussistenza di ragioni politiche, ha valutato insufficienti le prove prodotte per estradare Ivan in Russia. 

Ora ci auguriamo che questi 15 giorni passimo in un soffio e che Ivan possa subito tornare in Israele ad abbracciare moglie e figli.

Così eviterà quel destino che Grigori Pasko (amico giornalista finito nelle celle del regime putiniano) prevede per i suoi connazionali nel bellissimo “Come sopravvivere alle prigioni in Russia” (Bollati Boringhieri, 2010): «Gli abitanti della Russia si dividono in due categorie: chi sta in galera e chi si prepara ad andarci».

Un libro che consiglio a tutti i giudici che valuteranno i prossimi casi di estradizione verso la Russia di Putin.

Andrea Riscassi

Annaviva e l’amica Vera Stremkovskaya

Questa sera Vera Stremkovskaya, avvocata bielorussa impegnata nella difesa dei diritti umani, perseguitata e fuggita dal suo Paese (vive attualmente in Svezia), questi giorni in Italia ospite della ‘Robert F. Kennedy Foundation for Justice and Human Rights’, sarà a Milano per un evento legato al libro ‘Speak Truth to Power’ di Kerry Kennedy, figlia di Robert Kennedy e fondatrice dello stesso RFK Center.

Vera è presente nel libro come esponente per la Bielorussia, insieme a donne e uomini che si sono distinti per le loro battaglie in difesa dei diritti umani nei loro Paesi: Elie Wiesel e Rana Husseini, il Dalai Lama e Desmond Tutu, solo per citarne alcuni.

Domani 18 maggio, Vera sarà a Firenze per una ‘lectio magistralis’ nell’ambito del programma di formazione sui Diritti Umani rivolto agli insegnanti e organizzato dalla stessa fondazione americana.

Ieri sera, invece, Vera ha incontrato Annaviva in un’occasione informale a Milano. Annaviva e Vera hanno rinnovato il rapporto di collaborazione, profonda stima e  affetto nato in occasione dell’evento Bielorussia, Prigione ‘A Cielo Aperto’, organizzato dalla nostra associazione nello scorso mese di novembre insieme con Natalja Radina, giornalista bielorussa del portale indipendente Charter ’97 e l’On. Matteo Mecacci, Deputato Radicale e Presidente della Commissione per i Diritti umani dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE.

“In Bielorussia, dice Vera, la situazione va lentamente migliorando (il Presidente Alexander Lukashenko, sta infatti cercando di ‘rifarsi il look’ in vista dei prossimi campionati mondiali di hockey su ghiaccio previsti a Minsk per il 2014): alcuni detenuti politici sono stati liberati ma altri restano ancora in carcere” e Vera non ritiene possibile un suo ritorno a breve nel suo Paese….

Vera Stremkovskaya e alcuni amici di Annaviva

Cecenia: la lotta per la moralità delle donne sta diventando sempre più cruenta

Il Centro per i Diritti Umani (HRC) “Memorial” riceve diverse segnalazioni provenienti da varie repubbliche del Caucaso del Nord che danno notizia di casi di discriminazioni, repressioni, umiliazioni, pestaggi e perfino omicidi di donne commessi con il pretesto del rispetto delle tradizioni locali. La situazione è particolarmente drammatica in Cecenia, dove questi crimini vengono spesso commessi dai rappresentanti della legge o con la loro approvazione. Anche le azioni che sembrano volte a proteggere le donne, paradossalmente, mutano in tragedia. In particolare, è stata introdotta una norma che vieta in modo assoluto di effettuare il cosiddetto rapimento della sposa, costume tradizionale nella Repubblica.

HRC “Memorial” è venuta a conoscenza dell’omicidio di un’altra ragazza, commesso da alcuni suoi parenti alla fine dello scorso anno nella Repubblica cecena. Tra le persone coinvolte nel crimine ci sono un capo di un’amministrazione distrettuale e suo fratello, capo del dipartimento di polizia di un altro distretto, lontani parenti della ragazza.

Per ragioni di sicurezza non pubblichiamo il cognome della famiglia, né il quartiere o il villaggio dove la tragedia ha avuto luogo; d’altra parte non siamo venuti a conoscenza dei fatti dai parenti della ragazza uccisa e, comunque, riteniamo che le nostre fonti siano ugualmente affidabili. I genitori della ragazza e le altre persone coinvolte nei tragici eventi si rifiutano in modo categorico di commentare l’accaduto. Abbiamo pure cambiato il nome della ragazza uccisa e trasmesso tutte le informazioni in nostro possesso agli inquirenti.

Heda è stata vittima di uno dei cosiddetti “delitti d’onore“, ancora oggi frequenti nel Caucaso del Nord. Questi crimini sono commessi dai parenti delle ragazze come punizione per la “vergogna” arrecata alla famiglia. In questi casi le forze dell’ordine non svolgono quasi mai delle indagini. Al contrario, non solo ignorano i crimini e le indagini, ma spesso ne diventano essi stessi complici. A volte delle semplici voci o una parola di troppo su una donna dal “cattivo comportamento” possono bastare ad un membro della famiglia per giustificare un omicidio. Anche il semplice gesto di attenzione di un uomo che non abbia annunciato ufficialmente le sue intenzioni alla famiglia della ragazza, o un SMS ricevuto da un numero di telefono sconosciuto, può essere visto come un “cattivo comportamento”. Accade che i parenti costringano la ragazza a sottoporsi ad un check-up medico per sincerarsi che la ragazza non abbia avuto un rapporto sessuale pre-matrimoniale.

Non c’è via di scampo. Oggi le forze dell’ordine cecene prendono ordini dagli organi amministrativi della Repubblica che sono nelle mani di assassini, e li lasciano impuniti. Questo “mix mortale” di tradizioni molto liberamente interpretate e idee brigantesche ha ampiamente sostituito la legge in questi giorni e in questi luoghi.

Nella seconda metà di novembre, poco prima dell’omicidio, Heda, studentessa, si era recata nella città di Groznyj per seguire le sue lezioni. Non avendo fatto ritorno a casa, i suoi genitori, preoccupati, hanno chiesto aiuto alla polizia, dove uno degli agenti era un loro lontano parente. Il giorno dopo Heda è tornata a casa. Come sono andate le cose? Heda era stata in un villaggio di una Repubblica vicina, dalla famiglia del suo fidanzato. Il fidanzato l’aveva portata a casa dei suoi parenti con il suo consenso.

Le tradizioni Vainakhe suggeriscono diverse possibilità per arrivare a contrarre matrimonio. In primo luogo, si può arrivare al matrimonio col consenso preliminare delle famiglie dello sposo e della sposa. In secondo luogo, si può fare senza consenso, quando i giovani capiscono che le loro famiglie non vogliono il matrimonio; in questo caso il fidanzato porta la fidanzata nella casa dei propri parenti, senza che questi ne siano al corrente. La famiglia della fidanzata viene quindi informata della sua presenza presso i parenti del giovane e allora cominciano i negoziati che terminano col matrimonio. Tuttavia, non sempre avviene in questo modo e se le famiglie non riescono a raggiungere il consenso, i parenti del fidanzato a volte sono costretti a riconsegnare la ragazza ai suoi genitori. Un simile scenario porta a forti tensioni nelle relazioni tra le famiglie.

A volte avviene il cosiddetto “sequestro della sposa“: la ragazza viene portata via senza il suo consenso. Questo è considerato un insulto alla famiglia della sposa, tuttavia le famiglie avviano lo stesso le trattative. I successivi sviluppi dipendono da molti fattori: quanto la ragazza è pronta a resistere alla pressione dei suoi parenti, quanto è potente la famiglia della “rapita”, ecc. Ci possono essere esiti diversi: il ritorno a casa della ragazza, un forte conflitto tra le famiglie , un matrimonio forzato.

I parenti del fidanzato di Heda l’hanno rimandata a casa da sola in taxi il giorno dopo che lui aveva portato la ragazza a casa dai suoi, un fatto che contraddice tutti gli Adat[i] e le tradizioni. Non sappiamo cosa li abbia portati a compiere questo passo. Può essere che la famiglia di Heda abbia richiesto il suo ritorno dopo una trattativa con la famiglia del fidanzato, o che le trattative non abbiano mai avuto luogo e la famiglia del fidanzato avesse paura di qualcosa. C’è la possibilità che uno di questi fatti abbia causato gli eventi tragici successivi.

All’inizio del 2011 il Capo della Repubblica Ramzan Kadyrov ha dato la responsabilità dei “rapimenti delle spose”, oltre che ai rapitori stessi, ai capi delle amministrazioni, ai capi dei dipartimenti di polizia e ai capi del clero. Non si può che accogliere con favore qualsiasi lotta contro il fenomeno dei rapimenti. Tuttavia la lotta contro i sequestri della sposa in Cecenia, a volte, ha degli strani risvolti. Gli agenti delle forze dell’ordine non eseguono nessuna azione contro i familiari di coloro che sono vicini al potere e che sono coinvolti in tali rapimenti. Al contrario quando una ragazza si allontana volontariamente dalla sua casa, nel corso degli eventi cominciano a interferire gli agenti di polizia. Si sono verificati casi in cui lo sposo, che aveva portato via la fidanzata con il suo consenso, è stato poi rapito e picchiato dalla polizia e rilasciato solo dopo il pagamento di un riscatto. Oppure casi in cui i fidanzati sono stati costretti a confessare falsi rapimenti alla polizia.

Il clero ceceno ha deciso di fissare una sanzione di un milione di rubli per il sequestro della sposa. Ma chi verifica il sequestro e in che modo? In pratica per accertare il rapimento dovrebbe bastare la dichiarazione della famiglia della ragazza. Invece il parere delle ragazze non viene mai preso in considerazione. Nelle attuali condizioni, in Cecenia, quasi tutte le famiglie rischiano di non avere giustizia dal clero musulmano che è di fatto nominato dalle autorità laiche della Repubblica.

Forse questa drammatica e discutibile situazione riguardante la combinazione dei matrimoni e le tradizioni sul matrimonio in Cecenia, possono spiegare la paura dei parenti del fidanzato di Heda che hanno rispedito a casa la ragazza da sola in taxi dopo una notte trascorsa nella loro casa. Anche se non è chiaro il motivo per cui essi non l’abbiano rimandata a casa lo stesso giorno del suo arrivo.

Il timore è cresciuto quando si è scoperto che il capo del quartiere e un suo fratello – un agente di un reparto delle forze dell’ordine – erano lontani parenti di Heda.

In preda al panico, quando hanno infilato Heda nel taxi, i parenti del fidanzato le hanno chiesto di non fare i loro nomi, promettendo di chiederla ufficialmente in matrimonio subito dopo “aver risolto la situazione”.

Al suo ritorno a casa il destino di Heda ha iniziato a diventare tragico. In primo luogo, messa sotto pressione la ragazza ha raccontato ai suoi parenti quello che era successo. Poi, per qualche ragione, i suoi lontani parenti – il suddetto ufficiale e un agente di pubblica sicurezza, un ex noto ribelle – sono stati coinvolti nella faccenda. A quanto pare hanno ritenuto che con il loro comportamento inadeguato Heda, il suo fidanzato e i parenti di questo, avessero commesso un affronto alla loro famiglia. È noto che Heda è stata più volte portata via da casa, picchiata e insultata, perché aveva affermato di voler raggiungere gli insorti. Questo è durato fino all’inizio di dicembre. La madre di Heda e i fratelli minori non hanno fatto nulla e la ragazza ha umilmente accettato il suo destino.

Il 2 dicembre, sono arrivati a casa di Heda un suo cugino poliziotto e un altro parente che si era già accanito contro la ragazza. Hanno detto che alcune persone, arrivate in macchina, avrebbero voluto parlare con lei. Non appena Heda è uscita di casa, è stata costretta a salire in macchina e portata verso una direzione sconosciuta. Dopo 10 minuti il suo corpo è stato gettato davanti alla porta di casa. È stata soffocata con il suo stesso scialle che le è stato lasciato intorno al collo. Gli abitanti del villaggio hanno detto che il cugino avrebbe giurato ai genitori della ragazza di non averla mai toccata e di averla solo consegnata alle persone dell’automobile.

Nessun parente della ragazza è disposto a commentare l’evento.

Ottenuto il via libera dei parenti in linea paterna della ragazza, gli assassini hanno chiesto che il fidanzato di Heda e i suoi fratelli fossero linciati.

Nel mese di dicembre il villaggio dove il fidanzato di Heda viveva con la sua famiglia è stato circondato da alcuni agenti delle forze dell’ordine. Per due giorni hanno vietato a tutti di lasciare il villaggio, chiedendo di consegnare i fratelli. Tuttavia questi sono riusciti a fuggire.

Nonostante i protagonisti di questa tragica storia vorrebbero tenere nascosta questa vicenda, non possiamo restare indifferenti a queste tragedie che si svolgono nel nostro paese.

HRC “Memorial” ha fatto appello alle forze dell’ordine di verificare questi fatti e di adottare tutte le misure necessarie per investigare sul delitto e punire i colpevoli.

23 MARZO 2012

Traduzione a cura di Massimo Ceresa

http://www.memo.ru/eng/news/2012/03/23/2303121.htm


[i] La cultura cecena si basa sui valori comuni caucasici. Questi valori hanno formato la legge tradizionale caucasica che si adatta alle norme della Sharia, la legge religiosa islamica. Le leggi della Tradizione musulmana del Caucaso si chiamano “Adat”.