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Milano, presidio di solidarietà a Vladimir Luxuria e ai diritti civili in Russia

Vladimir-Luxuria-Sochi-2014

L’Arcigay Milano si è riunito ieri in piazza San Babila del capoluogo lombardo per mostrare sostegno e solidarietà a Vladimir Luxuria e denunciare la situazione russa nei confronti dei diritti civili e della vita delle persone lgbt.
Una situazione non raccontata e camuffata dallo svolgimento di una competizione olimpica voluta per usare lo sport come strumento di legittimazione di un Paese non democratico e succube di un regime di terrore.

Marco Mori, presidente Arcigay Milano dichiara: “Salvini, oltre a essere già stato bacchettato per le sue goliardie e per il suo assenteismo al Parlamento Europeo, si dimostra ancora un minus habens della politica. Solo un individuo scarsamente capace di pensiero critico può accostare il caso dei marò con la vicenda Luxuria. I marò sono dei militari che rispondono a una legge specifica e a relazioni internazionali di chi indossa una divisa. Luxuria è andata, consapevole dei rischi, a denunciare l’ipocrisia di un regime al limite della dittatura. Luxuria ha fatto come quelli che in Sudafrica lottavano contro l’apartheid, consapevoli che quella fosse una legge ingiusta e che dovesse essere abolita oppure come Rosa Parks che si è rifiutata di cedere il posto riservato ai bianchi su un pullman negli Stati Uniti del 1955”.

Gay è ok”. Era questa la scritta, in russo, che campeggiava su una bandiera che Vladimir Luxuria ha portato con sé in Russia, a Sochi, dov’è stata arrestata. Vladimir è stata liberata subito ma poi arrestata nuovamente insieme a due inviati de Le Iene mentre stavano per assistere a una partita femminile di hockey. Questa volta niente bandiere ma l’attivista indossava abiti con i colori arcobaleno, simboli dei diritti lgtb. Vladimir ha raccontato di esser stata portata in aperta campagna da un gruppo di uomini e abbandonata, ma grazia all’ambasciata italiana è riuscita a rientrare in Italia.
Il comitato olimpico internazionale si è schierato contro l’atteggiamento della nostra italiana dicendo che era stato stabilito che non ci sarebbero state manifestazioni nelle aree attorno al parco olimpico.

Trieste, I diritti umani nella federazione russa di Putin

russia

A pochi giorni dall’incontro bilaterale Italia-Russia, l’Associazione Radicale Certi Diritti, il Circolo Arcobaleno Arcigay e Famiglie Arcobaleno in collaborazione con il Comitato per le Pari Opportunità dell’Università degli Studi di Trieste organizzano:

I diritti umani nella federazione russa di Putin: libertà di espressione, minoranze, diritti

Venerdì 22 novembre 2013
17:00-20:00

Università degli Studi di Trieste
Aula Bachelet
Ed. A (Centrale) – ala sinistra – 1° piano – P.le Europa 1 – Trieste

Come aiutare i cittadini e le cittadine russe nelle loro richieste di difesa e promozione dei propri diritti umani? Quale è il ruolo delle organizzazioni internazionali? Che tipo di influenza possono avere le Convenizoni e i trattati internazionali? Quali tipo di interlocuzione deve essere attivata, o si deve tentare di attivare, con il sistema politico e istituzionale russo?

Queste sono le domande al centro di questo incontro organizzato in previsione del bilaterale Russia-Italia e centrato su tre ambiti sui quali si concentra l’attenzione internazionale, ovvero i diritti delle persone Lgbti, la libertà di espressione e i diritti delle comunità migranti. Attraverso le dirette testimonianze di coloro che seguono da vicino, direttamente in Russia, sia casi che sono sui media internazionali sia casi che invece non vanno sulle prime pagine dei giornali, si intende sollevare il tema della difesa e della promozione dei diritti umani in Russia, con particolare riferimento al valore che hanno, e possono avere, i trattati internazionali.

PROGRAMMA
Saluti delle Istituzioni e degli organizzatori: Fabiana Martini, Vicesindaco di Trieste, Yuri Guaiana, Segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, Andrea Tamaro, Presidente Circolo Arcobaleno Arcigay

Introduzione di Giuliano Prandini, Amnesty International Italia, e Paolo Atzori, Funzionario al Parlamento Europeo presso i non iscritti

Testimonianze:
Angelo Pezzana (fondatore del Fuori! che manifestò per primo a Mosca nel 1977)
Proiezione di un estratto del documentario “INVANO MI ODIANO – racconto sui cristiani LGBT“ di Yulia Matsiy
Intervengono Yulia Matsiy, VARCO – REFO e Björn van Roozendaal, ILGA-Europe

La libertà di espressione e il controllo dei media

Proiezione di “The Word & the Bullet“. Un film di Svetlana Svistunova. Sottotitolato in inglese.

Tavola rotonda finale con Teresa Tonchia , docente di diritti umani e filosofia politica Università di Trieste, e Antonio Stango, PRNTT

Conclusioni di Enzo Cucco, Associazione Radicale Certi Diritti

Band ucraina Kazaky insultata e minacciata

Kazaky

I Kazaky, il quartetto ucraino formato da soli uomini in tacchi a spillo e vestiti attillati, conosciuti per esser comparsi nel video di Madonna Girl Gone Wild, autori di due album, a fine agosto sono stati vittima di insulti omofobi. Suonavano al nightclub Q2 della città di Perm, Russia, e davanti al locale è stata messa in scena una protesta con urli e minacce. “I proprietari del club volevano annullare lo spettacolo dei Kazaky“, ha detto il manager del gruppo Alexei Mironichev. Ma lo spettacolo è andato avanti perché “siamo abituati a questi scherzi”.

Secondo uno degli organizzatori della protesta, la band avrebbe dovuto pagare la multa per aver violato la ormai nota legge contro la propaganda di rapporti sessuali non tradizionali ai minori.

Ancora prima della legge, nel 2011, i Kazaky avevano dovuto cancellare il loro spettacolo in un villaggio nella regione di Rostov a causa delle minacce ricevute. Rostov è una delle roccaforti delle tradizioni cosacche in Russia e Kazaky, in ucraino, significa cosacco. I cosacchi sono noti per la loro omofobia : negli ultimi anni, uomini in divisa cosacca hanno spesso preso parte alla violenta dispersione dei raduni gay a Mosca e in altre città russe, attaccando brutalmente gli attivisti LGBT e i loro sostenitori.

Fonte: Ria Novosti

Un tweed a #Obama contro la legge russa anti-gay

Obama Putin

Vi riportiamo il comunicato di Human Rights First:

Gli attivisti russi per i diritti LGBT continuano a guardare agli Stati Uniti per avere un supporto. La settimana scorsa, ho visitato [è Innokenty Grekov di Human Rights First a raccontare, ndr.] San Pietroburgo per incontrare gli attivisti LGBT e ho aiutato a diffondere le loro voci. Abbiamo sostenuto la loro causa attraverso MSNBC, NPR, The Advocate e The Washington Post.
L’incontro del presidente Obama lo scorso venerdì con i leader della società civile tra cui eminenti attivisti LGBT, è un buon primo passo e invia un segnale chiaro: gli Stati Uniti mostrano solidarietà verso coloro che sono vittime della repressione russa del dissenso. Ma che succede?
Nel nostro recente rapporto, abbiamo analizzato una serie di passaggi che l’amministrazione americana dovrebbe adottare per far fronte alla legge anti-gay della Russia. Ora che il presidente è tornato negli Stati Uniti, dovrebbe raddoppiare gli sforzi degli Stati Uniti per affrontare le preoccupazioni della società civile e degli attivisti LGBT. Ci vuole un impegno bilaterale dell’amministrazione americana con la Russia.
Ho mandato questo tweet con il nostro rapporto al presidente Obama e lo esorto a chiedere al presidente Putin di chiarire la legge russa anti-gay.
Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi di Sochi, la pressione sulla Russia per l’abrogazione della legge aumenterà. Stiamo sollecitando il governo degli Stati Uniti a guidare una coalizione di  Paesi per contrastare la discriminazione e la violenza contro le persone LGBT in Russia, spingere la Russia a chiarire in che modo la legge colpisce gli stranieri e i cittadini russi e ottenere l’abrogazione di questa legge vaga, che viola non solo Costituzione della Russia e impegni internazionali, ma anche la Carta olimpica.

La legge russa sulla propaganda di rapporti sessuali non tradizionali

Omofobia-Russia-1Il 30 giugno 2013 il presidente russo Vladimir Putin ha firmato una legge che vieta la “propaganda di rapporti sessuali non tradizionali ai minori“, aprendo così un nuovo capitolo buio nella storia dei diritti dei gay in Russia. La legge è stato l’ultimo atto di un governo che vuole limitare i diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transgender nel Paese.

Le violazioni dei fondamentali diritti dei cittadini omosessuali russi, costituzionalmente protetti, hanno incluso il divieto di organizzare gay pride a Mosca e in altre città, multe salate per i gruppi a favore dei diritti omosessuali accusati di agire come un “agente straniero” (ricordate la vicenda di Golos?), il rifiuto a registrare  organizzazioni non governative e leggi regionali che vietano la propaganda dell’omosessualità ai minori, leggi che sono servite come base per la legge federale promulgata da Putin e approvata all’unanimità dalla Duma. In questo contesto, gli attacchi violenti contro i gay o “sospetti gay” sono sempre all’ordine del giorno, come abbiamo visto dai video diffusi su internet.

Tutto ciò si basa su ipotesi ridicole. A esempio, i divieti regionali sulla propaganda dell’omosessualità si basa sull’equiparazione delle relazioni omosessuali alla pedofilia, che è, ovviamente, un reato grave (ma solo dal 1993, prima era legale).

La propaganda di orientamento sessuale non tradizionale” è una minaccia diretta per la società russa secondo i legislatori, che hanno così implicitamente incitato all’odio sociale e religioso. La corte ha continuato a sostenere che tali attività estremiste costituiscono una minaccia per la sovranità della Russia e l’integrità territoriale, una scusa utilizzata dal governo di fronte alla comunità internazionale. I diplomatici russi sottolineano che la discriminazione non esiste in Russia, perché proibita dalla costituzione del Paese.

Nell’aprile 2011, la Corte di Strasburgo ha multato la Russia per aver violato gli articoli 11, 13, e 14 della Convenzione europea vietando 164 gay pride e marce tra il 2006 e il 2008 . Tutto ciò non è servito. Il Cremlino ha pagato la multa e ha continuato a vietare i gay pride come prima.

La legge firmata da Putin vuole usare come punto di forza della proprio costituzionalità l’articolo 6.21 del Codice della Federazione russa in materia di illeciti amministrativi. Ecco cosa dice l’articolo 6.21: “La propaganda è l’atto di distribuire informazioni tra i minori che 1) siano finalizzate alla creazione di atteggiamenti sessuali non tradizionali 2) rendano i rapporti sessuali non tradizionali attraenti  3) eguaglino il valore sociale delle relazioni sessuali tradizionali e non tradizionali o 4 ) creaino un interesse verso i rapporti sessuali non tradizionali.

Se sei russo: gli individui che praticano questo tipo di propaganda possono essere multati a pagare 4.000 a 5.000 rubli (120-150 dollari ), i funzionari pubblici sono soggetti a multe di 40.000 a 50.000 rubli ( 1.200-1.500 dollari ) e le organizzazioni registrate possono essere multate a pagare 800,000-1,000,000 rubli o 24,000-30,000 dollari oppure obbligate a interrompere le attività per 90 giorni . Se si fa propaganda attraverso i media o su internet , le multe aumentano: per gli individui da 50.000 a 100.000 rubli, per i funzionari pubblici da 100.000 a 200.000 rubli e per le organizzazioni da un milione di rubli o 90 giorni di sospensione.

Se sei un alieno (straniero): i cittadini stranieri che svolgono propaganda sono soggetti a una multa di 4.000 a 5.000 rubli oppure possono essere espulsi dalla Russia e /o restare 15 giorni in carcere . Se uno straniero utilizza i media o internet le multe aumentano fino a 50.000-100.000 rubli o a una detenzione di 15 giorni con conseguente espulsione dalla Russia.

Fonte: www.humanrightsfirst.org

No gay, no vodka

no gay, no vodkaNo gay, no vodka è l’iniziativa che si sta diffondendo in tutto il mondo contro le olimpiadi invernali a Sochi, segnalata in questi giorni da un articolo su L’Espresso: “Sempre più numerosi bar, club, gestori, imprenditori gay da Seattle a Los Angeles, da New York a Londra hanno deciso di boicottare senza compromessi la bevanda numero uno della scena notturna gay internazionale: la vodka. Con un dettaglio: solo quella russa. Si tratta della prima azione di protesta internazionale” contro la controversa legge russa approvata a giugno, la legge sulla propaganda omosessuale verso i minori.

L’articolo sottolinea che anche a Parigi, Berlino, Amburgo e in alcune città italiane viene portata avanti questa protesta: “No gay, no vodka“.

L’iniziativa è nata da un’idea dell’attivista gay Dan Savage, amico del presidente Barack Obama. “La situazione in Russia sta peggiorando velocemente sotto gli occhi del mondo, non possiamo fare finta di niente“, spiega.

Il mondo della vodka non è stato naturalmente in silenzio e Val Mendeleev, Ad del gruppo russo Spi, produttore della vodka Stolichnaya, ha voluto sottolineare che la loro vodka è sponsor dei gay pride in tutto il mondo, ma che non possono influire sulle decisioni della Duma.

Giornalista critica la legge sui gay e viene cacciato da Russia Today

 James Kirchick

Il  giornalista americano James Kirchick è stato cacciato durante una trasmissione del canale russo Russia Today per aver criticato la legge sui gay, approvata il giugno scorso.
Il giornalista, che si presentato con delle bretelle color arcobaleno, era stato invitato da Russia Today per parlare del processo a Bradley Manning, la talpa di Wikileaks, ma Kirchick, che da tempo si occupa dei diritti dei gay, si è rifiutato di rispondere alle domande e si è concentrato solo sulla legge contro la “propaganda omosessuale” e sulla situazione di omofobia in Russia. Il giornalista ha criticato la legge, ma anche il canale russo Russia Today, finanziato e condizionato dal governo di Putin.

Ecco il video:

Fonte: Il Post

Attentato alla chiesa di Vitaly Milonov, il politico contro la “propaganda omosessuale”

Vitaly-Milonov
Vitaly Milonov

Uomini non ancora identificati hanno gettato una bomba molotov nella chiesa ortodossa russa del parlamentare che ha dato il via alla campagna contro la “propaganda omosessuale” in Russia,  Vitaly Milonov. Lo ha dichiarato lo stesso Milonov su Twitter.  “Li troveremo e li distruggeremo,” ha scritto il politico in un altro Tweet.

L’attentato si è svolto domenica notte, la chiesa ha riportato solo piccoli danni, mentre le camere di sorveglianza hanno mostrato che uno degli attentatori si è bruciato le mani.

Secondo Vitaly Milonov, la colpa di quanto accaduto è della decadenza morale in Russia, citando come altro esempio la sfilata a San Pietroburgo dei seguaci del Pastafarianism. “Uno spirito malato sta manipolando la nostra società – ha aggiunto Milonov – Prima indossano gli scolapasta, poi bruciano le chiese”.

Vitaly Milonov, 39 anni, è stato il principale artefice del divieto di “propaganda omosessuale”. Prima hippie, ora cristiano ultraconservatore, Milonov ha cercato di punire Madonna e Lady Gaga per aver difeso, nei loro concerti in Russia, i diritti dei gay.

Fonte: www.news.az

Stephen Fry, omofobia e le olimpiadi invernali in Russia

Lo scrittore inglese Stephen Fry ha scritto una lettera al premier David Cameron e al comitato olimpico in vista delle olimpiadi invernali in Russia nel 2014:

Stephen-FryCaro Primo Ministro, M Rogge, Lord Coe e membri del comitato olimpico internazionale,
Scrivo nella fervida speranza che tutti quelli che amano lo sport e lo spirito olimpico prenderanno in considerazione la macchia sui cinque anelli lasciati dalle olimpiadi di Berlino nel 1936, svoltosi sotto l’esultanza di un tiranno che aveva trasformato in legge la persecuzione di una minoranza, il cui unico crimine è stato l’esser nati. Hitler aveva bandito gli ebrei da ogni carica accademica o da ogni incarico negli uffici pubblici, ha fatto in modo che la polizia chiudesse un occhio su eventuali percosse, furti o umiliazioni fatte ai danni degli ebrei, ha bruciato e bandito i loro libri. Egli ha affermato che “hanno inquinato” la purezza e la tradizione di quello che doveva essere tedesco, che erano una minaccia per lo Stato, per i bambini e per il futuro del Reich. Li ha incolpati per “crimini di comunismo” e per avere il controllo dei capitali e delle banche internazionali. Li ha accusati di aver rovinato la cultura con il loro liberalismo. Il movimento olimpico allora non ha dato alcuna attenzione a questo male e ha proceduto con le famigerate olimpiadi di Berlino,  che hanno fornito un palcoscenico per il Führer e hanno aumentato il suo status in patria e all’estero. Gli ha dato fiducia. Tutti gli storici sono d’accordo su questo. Quello che ha fatto con quella fiducia lo sappiamo.

Putin sta paurosamente ripetendo questo crimine folle, solo che questa volta contro i LGBT russi. Pestaggi, omicidi e umiliazioni sono ignorati dalla polizia. Qualsiasi discussione di sensata difesa dell’omosessualità è contro la legge. Qualsiasi dichiarazione, per esempio, che Tchaikovsky era gay e che la sua arte e la sua vita riflettono questa sessualità e che sono fonte di ispirazione per altri artisti gay, è punibile con la reclusione. Semplicemente non è sufficiente dire che gli olimpionici gay possono o non possono essere al sicuro nel loro villaggio. Il comitato olimpionico deve assolutamente prendere una posizione ferma in nome della  umanità che dovrebbe rappresentare contro la barbarie, contro la legge fascista che Putin ha spinto attraverso la Duma. Non dimentichiamo che gli eventi olimpici non hanno solo un valore atletico, ma sono anche competizioni culturali. Rendiamoci conto che, in realtà, lo sport è cultura. Non è una bolla al di fuori della società o della politica. L’idea che lo sport e la politica non siano legate è falso e stupido, volutamente sbagliato. Tutti sanno che la politica ha interconnessioni con tutto ciò che è necessario alla “politica”, che deriva dal greco e significa “a che fare con la gente”.

Un divieto assoluto sulle olimpiadi invernali in Russia del 2014 a Sochi è semplicemente essenziale. Che vadano in scena altrove, nello Utah, a Lillyhammer, ovunque vi piace. A tutti i costi Putin non può avere l’approvazione del mondo civilizzato.
Ha trasformato le persone omosessuali in capi espiatori, proprio come Hitler ha fatto con gli ebrei. So di cosa parlo. Ho visitato la Russia, ho visto il deputato che ha introdotto la prima di queste leggi nella sua città, Sanpietroburgo. Ho guardato in faccia quell’uomo e ho cercato di ragionare con lui, di fargli capire quello che stava facendo. Mi ha rigettato tutto indietro, era un esempio di quello che Hannah Arendt chiamava, in modo memorabile, “la banalità del male“. Un uomo stupido, ma come tanti tiranni, con l’unico istinto di sfruttare un popolo infelice trovando capi espiatori. Putin può non essere altrettanto stupido come lo è il suo vice Milonov, ma i suoi istinti sono gli stessi. Si può affermare che i “valori” della Russia non sono i “valori” dell’Occidente, ma questo è assolutamente in opposizione alla filosofia di Pietro Il Grande e contro le speranze di milioni di russi, quelli che non sono in preda a quel mix tossico di teppismo e di religione bigotta, quelli che sono angosciati dal rovesciamento della democrazia e dalla formazione di una nuova autocrazia in una patria che ha già sofferto così tanto (e di cui amo tanto musica, letteratura e teatro).

Io sono gay. Io sono ebreo. Mia madre ha perso più di una dozzina di familiari per l’antisemitismo di Hitler. Ogni volta che in Russia un adolescente gay è costretto al suicidio, una lesbica violentata “legalmente”, uomini e donne omosessuali picchiati a morte da teppisti neonazisti mentre la polizia russa restare a guardare, il mondo stesso è denigrato e io, per primo, piango di nuovo a vedere che la storia si ripete.

“Tutto ciò che è necessario affinché il male trionfi è che gli uomini buoni restino immobili a non far nulla”, così scriveva Edmund Burke. Voi, uomini e donne del comitato olimpico siete tra questi “buoni” che permetto al male di trionfare?

Le olimpiadi estive del 2012 sono stati uno dei momenti più belli della mia vita e della vita del mio Paese. Una olimpiade invernale russa sarebbe una macchina indelebile per il movimento. I cinque cerchi olimpici sarebbero per sempre macchiati, imbrattati e rovinati agli occhi del mondo civilizzato.
Vi sto chiedendo di resistere alle pressioni di pragmatismo, di denaro, di vigliaccheria dei diplomatici e di resistere con decisione e orgoglio per l’umanità intera, come il vostro movimento è impegnato a fare. Sventolate la  bandiera olimpica con orgoglio, come noi uomini e donne gay sventoliamo la nostra bandiera arcobaleno con orgoglio. Siate coraggiosi abbastanza per vivere secondo i giuramenti del vostro movimento, che vi ricordo testualmente qui di seguito:
Regola 4: cooperare con le organizzazioni pubbliche o private e le autorità competenti nel tentativo di mettere lo sport al servizio dell’umanità e, quindi, per promuovere la pace
Regola 6: agire contro ogni forma di discriminazione che colpisce il movimento olimpico
Regola 15: incoraggiare e sostenere iniziative che mescolano lo sport con la cultura e l’istruzione

In particolare mi rivolgo a lei, signor Primo Ministro, un uomo per il quale ho il massimo rispetto. In qualità di leader di un partito che ho per quasi tutta la mia vita rifiutato, lei ha mostrato impegno, passione a favore dei diritti LGBT e ha contribuito a spingere il matrimonio gay sui tavoli di entrambe le camere del nostro parlamento a dispetto dell’opposizione e di tanti della sua parte. Per questo la ammirerò sempre, qualunque siano le altre differenze tra noi. Alla fine credo che sappiate riconoscere quando una cosa è giusta o sbagliata. Vi prego di agire sulla base di questo istinto.

Stephen Fry

Versione originale: http://www.stephenfry.com/2013/08/07/an-open-letter-to-david-cameron-and-the-ioc/single-page

Versione in russo: http://echo.msk.ru/blog/echomsk/1131344-echo/

Omofobia in Russia, la “cura” a base di urina

omofobia in russia

Girano i rete video che mostrano giovani costretti a bere urina o vedersela versata addosso (come il video che vi abbiamo mostrato qualche giorno fa). Altri video mostrano giovani insultati e minacciati con giocattoli erotici e costretti a portare crocifissi lignei.
Queste sono solo alcune delle immagini contenute in una serie di video scioccanti filmati da una banda nazionalista a Kamensk-Uralsky, una città industriale di 175.000 abitanti in Russia, vicino ai monti Urali.
Alcuni ragazzi omosessuali sono stati uccisi dopo che il gruppo ha contattato le loro vittime in internet e li attirati in quello che credevano sarebbe stati legami romantici con altri giovani, in alcuni casi con minori. Altre vittime sono stati forzatamente adescate in strada.
L’obiettivo dichiarato del video era quello di “curare” questi giovani uomini della loro omosessualità.

Attivisti per i diritti umani dicono che questo repertorio di immagini è il segno che l’omofobia in Russia sta diventando non solo più frequente, ma anche più aggressiva. Gli attivisti accusano di questo la nuova controversa legge  che vieta la “propaganda omosessuale”, che è stata approvata all’unanimità dalla Duma russa e firmata dal presidente Vladimir Putin il mese scorso.

Nikolai Alekseyev, fondatore del Gay Pride Russia, crede che la legge mandi un segnale sbagliato alla società e che legittimi la violenza  contro le comunità lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT).

In effetti, i gruppi come quello di Kamensk-Uralsky, che appartiene a una rete russa che va sotto la bandiera di “Occupy Pedofilia“, hanno finora goduto di un’impunità quasi totale. Nessuno è stato perseguito e il gruppo ancora sembra avere il tacito supporto ufficiale. Versioni modificate del video della banda di Kamensk-Uralsky sono andati anche in onda su una televisione locale.

Fonte: Radio Free Europe http://www.rferl.org/content/russia-videotaped-bullying-gays/25062657.html