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Pussy Riot – Una preghiera punk per la libertà

annaviva pussy riotContinua la mobilitazione mondiale a favore della libertà del gruppo punk russo Pussy Riot. Stasera a Milano ci sarà Pussy Riot – Una preghiera punk per la libertà, un evento per presentare l’omonimo libro edito da Il Saggiatore. La presentazione viene ospitata dal centro culturale Macao di via Molise, Milano.

Cossì scrive Macao sul proprio sito per presentare Pussy Riot – Una preghiera punk per la libertà:
“La nostra performance nella cattedrale di Cristo Salvatore era una reazione politica al problema del sodalizio fra il governo di Putin e la Chiesa ortodossa russa. Il patriarca Kirill ha più volte evangelizzato i fedeli in nome del politicante Putin, di certo non un santo, e insiste a esortarli a non partecipare alle manifestazioni di protesta. L’azione politica congiunta delle autorità governative ed ecclesiastiche alla vigilia delle elezioni della Duma, «la due giorni di attesa per la Cintura della Vergine», mirava a dipingere dei cittadini ortodossi non interessati alla politica.
Questo ci indigna quanto i brogli nelle elezioni della Duma. Ecco perché nella nostra performance abbiamo introdotto un nuovo elemento, una preghiera punk pubblica intitolata Maria Vergine, liberaci da Putin. In essa ci opponiamo all’attivismo politico dei fedeli e agli sforzi fatti dal patriarca Gundjaj per distorcere la verità.
Inoltre, era necessario cantarla non in strada davanti alla chiesa, ma sull’altare, un luogo severamente vietato alle donne. La verità è che la Chiesa promuove una visione conservatrice che non corrisponde a princìpi quali la libertà di scelta, lo sviluppo di un’identità politica e sessuale, il pensiero critico, il multiculturalismo e l’attenzione per la cultura contemporanea. A noi sembra che oggi la Chiesa ortodossa non possieda questi valori.
Per quanto riguarda le conseguenze della nostra performance, siamo sorprese dalla violenza e dall’entità della campagna diffamatoria che ne è seguita, nonché dall’arresto di tre donne sulla base di pettegolezzi inattendibili rimbalzati su internet relativi a un loro coinvolgimento. Le minacce che abbiamo ricevuto sono sproporzionate al nostro attivismo. Crediamo che nella sua campagna post elettorale il signor Putin, il cosiddetto «vincitore» di queste elezioni, abbia deciso di vendicare le ingiustizie subite a causa dell’opposizione dei cittadini. Con ogni probabilità, questo attacco è la punizione per la canzone Putin si è pisciato addosso che abbiamo eseguito sulla Piazza Rossa”
da Pussy Riot, Una preghiera punk per la libertà, Il Saggiatore, Milano, 2012
Le Pussy Riot commentavano così il 23 marzo 2012 la vicenda giudiziaria che le ha travolte. Queste e altre parole, le lettere dalla prigione e le dichiarazioni del processo, sono state raccolte e tradotte in italiano nel libro Una preghiera punk per la libertà, pubblicato lo scorso novembre da Il Saggiatore. Macao, Nuovo centro per le arti la cultura e la ricerca di Milano, in collaborazione con Il Saggiatore presenta il 19 dicembre questo libro, per sostenere la lotta delle Pussy Riot e per chiedere l’immediata scarcerazione di Nadezhda Tolokonnikova, Marija Alekhina ed Ekaterina Samutsevic.
Per l’occasione è stata lanciata una Jam Session, aperta a tutti i linguaggi, invitando coloro che intendono sostenere le Pussy Riot a interpretare liberamente brani tratti dal libro e dalla loro produzione artistica e politica.

Il libro Pussy Riot, Una preghiera punk per la libertà costa 12 euro ed è disponibile in versione ebook a 4,99 euro

Anche Annaviva tornerà a occuparsi delle Pussy Riot… continuate a seguirci!

Denis Bilunov:”In Russia qualcosa sta cambiando”

Annaviva è in queste ore con Denis Bilunov alla Libreria Popolare di via Tadino 18, Milano, per parlare della situazione politica in Russia.

L’opposizione è attiva e numerosa (alle manifestazioni di domenica 6 maggio hanno partecipato tra le 60mila alle 100mila persone provenienti da tutto il Paese, non solo moscoviti, a differenza delle manifestazioni di dicembre. Sarebbero stati anche di più ma, in 72 casi, la polizia è intervenuta per bloccare i manifestanti, per esempio chiudendo la stazione ferroviaria).

Rispetto alle proteste degli ultimi mesi, Bilunov sottolinea che nelle ultime proteste c’è stata più voglia di provocare gli scontri con la polizia che controllava che il corteo seguisse il percorso prestabilito (per potervi accedere bisognava superare i metal detector).

Qualche risultato è stato ottenuto. Per esempio Denis Bilunov dice che a novembre, per poter formare un partito, servivano 45mila firme provenienti da 43 diversi Paesi della Federazione russa (ovvero la metà delle regioni) mentre ora ne bastano 500.

“Alle manifestazioni di marzo non c’era tanta gente quanto durante le proteste di dicembre e febbraio. Le persone erano deluse e rassegnate”, continua Bilunov. “I radicali hanno quindi deciso di indirre una specie di guerra per il 6 maggio, il giorno prima dell’investitura di Putin“. Così è stato…
Non tutta l’opposizione era d’accordo, però. Si sentiva il bisogno di qualcosa di più aggressivo rispetto al solito comizio ma non il confronto violento. La soluzione era quella di organizzare, dopo il discorso, un accampamento in strada fino a quando la polizia lo avrebbe reso possibile. In questo mondo si sarebbe potuto attirare maggiormente l’interesse mondiale.
Alla vigilia del 6 maggio Bilunov non si sarebbe mai aspettato tutta quella folla (secondo lui, erano come minimo 50mila). Vista la situazione, si è deciso di fermare il corteo al ponte che porta al Cremlino, senza girare nella via a destra come pattuito con le autorità. L’intenzione era solo quella di spaventare ma qualcuno, particolarmente arrabbiato, è andato oltre… così sono iniziati gli scontri. La polizia ha usato i manganelli, fumogeni, macchine ad acqua a pressione… Ci sono stati lanci di molotov, probabilmente portati da provocatori, visti i controlli rigidi e rigorosi che facevano all’ingresso del corteo.
Navalny e Udaltsov, a quel punto, hanno cercato di parlare alla folla dal palco ma sono stati arrestati. I manifestanti sono rimasti poi in strada fino alle 22 e per una ventina di minuti sono riusciti anche ad aprire le tende. La manifestazione è stata un successo.

“Dal 7 maggio ci sono persone che cercano di accamparsi in giro per la città – racconta Bilunov – Se vengo mandati via, loro si spostano da un’altra parte e ricominciano, senza violenza. Se arrivano i poliziotti cercano di scappare. Le persone decidono questa specie di ‘campeggi’ con i social network“. Questa forma di protesta sta funzionando anche a San Pietroburgo. Da domenica circa mille persone sono state arrestate e, alcuni di loro, persino più di una volta.

“In questo momento – racconta il nostro ospite – mille persone sono accampate e cantano con una chitarra in stile Woodstock. La polizia sta aspettando di decidere il da farsi perché sanno che se li mandano via, questa gente si posizionerà da un’altra parte di Mosca“.

Secondo Bilunov, l’autorità cercherà di tenere Navalny e Udaltsov in carcere più tempo possibile ma vista la protesta in atto potrebbe avere paura. Forse anche la rinuncia di Putin di andare al G8 negli Usa è dovuta alla situazione in patria e alla possibilità di critiche da parte degli altri capi di Stato.

“Per risultati solidi non bastano le proteste, serve una struttura politica ma la gente non è pronta, molti sono influenzati dall’idea che la politica significhi solo corruzione e non bisogna creare partiti o simili. Il nostro, soprattutto mio compito essendo uno dei mediatori più abili, è quello di mettere tutti a un tavolo e cercare di formare, se non un partito, un ente pubblico che unisce sotto un certo slogan tutto quello che sta succedendo. Così potremo dire alla gente cosa fare, facciamo vedere come la democrazia può funzionare e creare un’alternativa credibile. Ci sono decina di migliaia di persone disponibili a seguirci ma dobbiamo poi convincerli delle nostre idee”. Per Bilunov, nonostante l’opposizione sia molto eterogenea (le ideologie importanti sono tre: comunisti, nazionalisti e liberali-democratici, come Bilunov) c’è la possibilità di trovare un accordo.

“Il gioco di Putin è stare al centro, né a destra, né a sinistra, senza dei veri e propri valori politici, ideologie. Forse quello che gli importa sono solo i soldi. Il potere potrebbe essere solo un mezzo per conservare il suo patrimonio”, risponde il nostro ospite a una domanda. “Altrimenti avrebbe già stipulato accordi con l’Ucraina“.

Per il 12 giugno, in occasione della festa di indipendenza, ci sarà un’altra grande manifestazione. Intanto continueranno sit-in in strada come stanno succedendo in questi giorni.

Secondo Denis Bilunov non c’è il pericolo che Putin agisca in modo autoritario sulla Costituzione per paura delle reazioni internazionali, la Russia ormai fa parte dell’Europa e dell’Occidente.

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Yulia Tymoshenko verrà curata finalmente fuori dal carcere

Yulia Tymoshenko, leader dell’opposizione ucraina, è stata finalmente trasferita in un ospedale di Khariv, dove verrà curata da un medico tedesco di fiducia. Non è libera ma è fuori dal carcere in cui è rinchiusa da ottobre per una condanna a sette anni. L’ex premier ucraino Tymoshenko è stata accusata dal rivale politico, il presidente Viktor Yanukovich, di abuso di potere durante il suo mandato.

Dalla prigione di Khariv in cui è stata trasferita a dicembre 2011, la donna ha più volte denunciato torture e soprusi suscitando le reazioni (seppur deboli) della comunità internazionale che è arrivata a minacciare il sabotaggio dei prossimi Europei di calcio proprio in Ucraina, Paese che, in occasione del grande evento sportivo, ha persino fatto strage di cani randagi.