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Trieste, La Russia di Putin con il prigioniero politico Andrey Mironov

PutinVi segnaliamo che il 3 dicembre a Trieste, in occasione dell’anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Amnesty International, Gr 121 di Trieste, organizza un incontro con Andrey Mironov, ex-dissidente e prigioniere politico sovietico, sul tema La Russia di Putin.

Andrey Mironov, giornalista e attivista russo, fu arrestato nel 1985 e condannato alla detenzione in un gulag. Mironov venne condannato a quattro anni di detenzione e tre di esilio interno per propaganda sovversiva antisovietica in base all’art. 70 del Codice Penale e mandato in un campo di lavoro per criminali statali particolarmente pericolosi, in Mordovia, circa 600 chilometri a est di Mosca. In prigione e poi nel campo viene rinchiuso in cella di punizione sei volte, messo in una cella con detenuti comuni, durante il processo venne simulata un’impiccagione, svenne.

Dopo un anno e mezzo venne liberato, dichiarò: “sono un turista che ha visitato il gulag”.

Verso la fine del 1986 l’economia dell’Urss stava attraversando una crisi gravissima, il Paese non poteva reggere senza i crediti occidentali. Andrey Mironov era stato condannato per aver rivelato una pesante diminuzione nella produzione di petrolio, da cui l’economia sovietica dipendeva totalmente e per aver distribuito in samizdat (distribuzione clandestina) I Racconti della Kolyma di Varlam Salamov. Gorbaciov e Reagan si incontrarono a Reykjavik, le linee di credito avrebbero potuto essere riattivate dopo la liberazione di 140 detenuti, tra cui lo stesso Mironov.

Durante la guerra in Cecenia Andrey Mironov ha organizzato incontri tra rappresentanti ceceni e deputati russi per una soluzione pacifica del conflitto. In Cecenia ha incontrato Laura Boldrini e ha subito un’aggressione, rimanendo ferito.

La Russia di Putin
Martedì 3 dicembre 2013, alle ore 17
sala Tessitori del palazzo di piazza Oberdan 5, a Trieste

Intanto, sul fronte ucraino, dopo le manifestazioni dei giorni scorsi, anche a Milano, Yulia Timoshenko ha annunciato uno sciopero della fame per spingere il presidente Viktor Yanukovich a firmare l’accordo di associazione e libero scambio con l’Ue. In seguito alle proteste, lo stesso Yanukovich ha dichiarato in video: «Voglio che la calma e la pace regnino nella nostra grande famiglia ucraina».

Trieste, I diritti umani nella federazione russa di Putin

russia

A pochi giorni dall’incontro bilaterale Italia-Russia, l’Associazione Radicale Certi Diritti, il Circolo Arcobaleno Arcigay e Famiglie Arcobaleno in collaborazione con il Comitato per le Pari Opportunità dell’Università degli Studi di Trieste organizzano:

I diritti umani nella federazione russa di Putin: libertà di espressione, minoranze, diritti

Venerdì 22 novembre 2013
17:00-20:00

Università degli Studi di Trieste
Aula Bachelet
Ed. A (Centrale) – ala sinistra – 1° piano – P.le Europa 1 – Trieste

Come aiutare i cittadini e le cittadine russe nelle loro richieste di difesa e promozione dei propri diritti umani? Quale è il ruolo delle organizzazioni internazionali? Che tipo di influenza possono avere le Convenizoni e i trattati internazionali? Quali tipo di interlocuzione deve essere attivata, o si deve tentare di attivare, con il sistema politico e istituzionale russo?

Queste sono le domande al centro di questo incontro organizzato in previsione del bilaterale Russia-Italia e centrato su tre ambiti sui quali si concentra l’attenzione internazionale, ovvero i diritti delle persone Lgbti, la libertà di espressione e i diritti delle comunità migranti. Attraverso le dirette testimonianze di coloro che seguono da vicino, direttamente in Russia, sia casi che sono sui media internazionali sia casi che invece non vanno sulle prime pagine dei giornali, si intende sollevare il tema della difesa e della promozione dei diritti umani in Russia, con particolare riferimento al valore che hanno, e possono avere, i trattati internazionali.

PROGRAMMA
Saluti delle Istituzioni e degli organizzatori: Fabiana Martini, Vicesindaco di Trieste, Yuri Guaiana, Segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, Andrea Tamaro, Presidente Circolo Arcobaleno Arcigay

Introduzione di Giuliano Prandini, Amnesty International Italia, e Paolo Atzori, Funzionario al Parlamento Europeo presso i non iscritti

Testimonianze:
Angelo Pezzana (fondatore del Fuori! che manifestò per primo a Mosca nel 1977)
Proiezione di un estratto del documentario “INVANO MI ODIANO – racconto sui cristiani LGBT“ di Yulia Matsiy
Intervengono Yulia Matsiy, VARCO – REFO e Björn van Roozendaal, ILGA-Europe

La libertà di espressione e il controllo dei media

Proiezione di “The Word & the Bullet“. Un film di Svetlana Svistunova. Sottotitolato in inglese.

Tavola rotonda finale con Teresa Tonchia , docente di diritti umani e filosofia politica Università di Trieste, e Antonio Stango, PRNTT

Conclusioni di Enzo Cucco, Associazione Radicale Certi Diritti

Russia, Ucraina, Bielorussia e Paesi confederati: quale futuro per i diritti umani?

Ales-Bialiatski
Ales-Bialiatski

Mercoledì 9 ottobre, in occasione della giornata contro la pena di morte, Amnesty Lombardia vi aspetta alle 18 all’Università Bocconi, aula N07 per un incontro dal titolo: “Russia, Ucraina, Bielorussia e paesi confederati: quale futuro per i diritti umani? La testimonianza di Natalia Bialiatski”.

Un dibattito sulle problematiche relative ai diritti umani in alcuni stati dell’ex Unione Sovietica con la partecipazione straordinaria di Natalia Bialiatski, moglie del prigioniero di coscienza bielorusso Ales Bialiatski, presidente dell’associazione bielorussa a favore dei diritti umani Viasna. Bialiatski è stato condannato a quattro anni e mezzo per evasione fiscale.

L’incontro “Russia, Ucraina, Bielorussia e paesi confederati: quale futuro per i diritti umani?” si svolge in collaborazione con l’Istituto di diritto internazionale dell’Università Bocconi.

INGRESSO LIBERO

Appuntamento oggi alle 18 all’Università Bocconi, Milano.

Russia, interrogatori preliminari per gli attivisti di Greenpeace

Russia ArcticSono in corso gli interrogatori preliminari per attivisti di Greenpeace fermati la settimana scorsa dalle autorità russe. “Non sono pirati ma hanno infranto leggi internazionali”, ha dichiarato Putin, smettendo così le prime accuse di pirateria lanciate dalle autorità. Greenpeace dice non si sanno ancora quali siano le accuse formali e c’è preoccupazione per la sorte degli attivisti. Per questo l’associazione internazionale rilancia l’appello a firmare la petizione per liberare i giovani fermati (per firmare l’appello clicca qui).

Ed ecco il video dell’accaduto:

 

Milano, presentazione del libro Sopravvivere nella Russia di Stalin e di Putin

Sopravvivere nella Russia di Stalin e di PutinSopravvivere nella Russia di Stalin e di Putin” è il titolo del secondo libro di Massimo Ceresa, socio fondatore di Annaviva e responsabile del Gruppo Veneto di Mondo in Cammino, con prefazione di Elena Dundovich, introduzione di Massimo Bonfatti, postfazione di Anna Zafesova. Infinito Edizioni. Il libro, che ha come primo patrocinatore Mondo in cammino, a cui si affiancano i patrocini di Annaviva e Amnesty International, verrà presentato giovedì 3 ottobre alle 18 all’Ostello Bello (via Medici 4, angolo via Torino) di Milano.

L’autore Massimo Ceresa devolve i diritti ai progetti di Mondo in Cammino nel Caucaso del Nord (Cecenia, Inguscezia e Ossezia del Nord), ai quali ha dato il sostegno anche Annaviva.

Le purghe staliniane, la caduta dell’Unione Sovietica e l’ascesa al potere degli oligarchi del nuovo padrone del Cremlino fanno da sfondo alla vicenda di Vasilij Arkadič e Andrej Vital’evič, nemici all’ombra di giochi di potere immensamente più grandi di loro. Una cavalcata lunga mezzo secolo all’insegna dell’arbitrio e dell’ingiustizia per ritrovarsi, vecchi, a parti invertite, con il carnefice per la prima volta dalla parte della canna del fucile e il “clown”, lo “spione”, dalla parte del grilletto.

La presentazione del libro è affiancata, in tutte le sue tappe italiane (come sopra, il 3 ottobre a Milano), al progetto dell’ode Mondo in Cammino: “Vainakh, il so(e)gno della pace”, che prevede la contemporanea presenza dell’artista Asya Umrova e del presidente di “Salviamo la generazione”, Adlan Mukhamedov, entrambi provenienti da Grozny. “Vainakh, il so(e)gno della pace” ha l’intento di unire il segno pittorico di Asya al sogno di Adlan per una Cecenia e un Caucaso pacificati. “Vainakh” significa “popolo” e sta a indicare quel tratto unificante che supera le etnie, unisce i Ceceni, gli Ingusci ed altri gruppi del Nord Caucaso. La mostra, il libro, il volontariato, l’associazionismo e tutti i soggetti che partecipano direttamente e indirettamente a tutte le tappe di questo progetto/esperienza/presentazione, sono coinvolti e contribuiscono a quella speranza che sempre di più deve trasformarsi in consapevolezza e concretezza per la riconciliazione del Caucaso del Nord, angolo dimenticato d’Europa non ancora pacificato.

Asya Umarova, nata nel 1985 nella Repubblica di Calmucchia (URSS), dal 1993 vive in Cecenia. Membro dell’Unione dei Giovani Artisti della Repubblica Cecena, ha esposto nella Federazione Russa, in USA, Belgio, Germania, Georgia, Polonia e altri paesi. Ha illustrato 4 libri e le sue immagini sono apparse in diverse riviste specializzate. Nel 2012 ha vinto il concorso ceceno d’arti figurative “Raggi di vita”. A Tbilisi e a Groznyj hanno avuto luogo tre personali. Una mostra permanente dell’artista sarà presente a Vittorio Veneto dal 6 al 20 ottobre; instant exhibitions si svolgeranno nelle varie località in cui verrà presentato il libro do Massimo Ceresa.

Adlan Mukhamedov, nato in Cecenia nel 1974, è il terzo presidente dell’associazione “Salviamo la generazione” che rivolge la propria azione alle giovani vittime di mina, al dialogo interetnico ed interreligioso e al ripristino della legalità. Per il loro impegno, i precedenti due presidenti sono stati assassinati da mano e mandanti che ancora risultano ignoti. “Salviamo la generazione” è partner ufficiale ceceno dei progetti di Mondo in cammino, sostenuti anche da Annaviva.

Alla presentazione del libro il 3 ottobre alle 18 all’Ostello Bello di Milano sarà presente e porterà la sua esperienza il presidente dell’Ode Mondo in Cammino, Massimo Bonfatti. Moderatore dell’incontro sarà il giornalista Andrea Riscassi.

Russia contro Greenpeace. Attivisti accusati di pirateria

Russia Arctic

Le autorità russe stanno minacciando di portare accuse penali contro gli attivisti a bordo della nave di Greenpeace sequestrata nel Mar Pechora. Gli attivisti erano lì per attirare l’attenzione sui rischi ambientali dell’estrazione di petrolio nelle acque dell’Artico. C’erano 27 persone a bordo (30 secondo Greenpeace), tra cui quattro cittadini russi.

L’unità regionale del comitato investigativo della Russia (Fsb) ha detto che sta considerando di accusare gli attivisti di pirateria, con una pena fino a 15 anni di carcere.

Il 21 settembre, il capo amministrativo del Cremlino Sergei Ivanov ha detto che gli attivisti di Greenpeace hanno agito in modo “troppo radicale”. Parlando a Stoccolma, Ivanov ha detto che Greenpeace è un’organizzazione nota, ma secondo lui, i loro tentativi di salire sulla piattaforma petrolifera “Prirazlomnaya” nel Mar Pechora, assomigliavano alle azioni dei pirati somali.
Greenpeace International ha respinto con forza le accuse russe di pirateria. In una dichiarazione, il consigliere generale del gruppo, Jasper Teulings, ha descritto l’accusa come un disperato tentativo da parte delle autorità russe di giustificare il sequestro illegale della nave di Greenpeace in acque internazionali.
Greenpeace ha detto che i militari russi, armati, hanno forzatamente abbordato e sequestrato la “Arctic Sunrise” il 19 settembre. Il giorno dopo, i due attivisti che erano saliti sulla piattaforma petrolifera russa, di proprietà di Gazprom, sono stati arrestati.
La nave con il resto dell’equipaggio è stato trainato al porto di Murmansk.

“L’Arctic Sunrise è arrivato in queste acque ghiacciate al fianco delle milioni di persone in tutto il mondo, che si oppongono alle trivellazioni petrolifere nell’Artico”, ha detto Greenpeace in una dichiarazione dopo il sequestro. “Insieme abbiamo voluto protestare pacificamente contro i piani di Gazprom a diventare la prima azienda a pompare petrolio dal gelido oceano Artico.”

L’Fsb ha respinto l’affermazione del gruppo secondo cui la nave era in acque internazionali quando è stata sequestrata. Le autorità russe hanno anche detto che gli attivisti in avvicinamento alla piattaforma petrolifera assomigliavano a una bomba.
Greenpeace, che sostiene la non violenza nei suoi sforzi ambientali, ritiene questa accusa “ridicola”.

La Russia, uno dei cinque Paesi che si affacciano sul Mar Glaciale Artico, ha intensificato la ricerca di energia e di altri interessi nell’Artico negli ultimi anni.

Fonte: Radio Free Europe

Liberate gli attivisti!

liberate attivistiPubblichiamo un appello lanciato da Greenpeace dopo che la guardia costiera russa ha arrestato alcuni loro attivisti:

“Nelle acque artiche la nostra nave Arctic Sunrise è stata assalita e sequestrata dalla guardia costiera russa che ha arrestato tutti i membri dell’equipaggio, tra cui un italiano. I due attivisti già arrestati  sotto la minaccia di pistole e coltelli, sono stati riportati a bordo: uno di loro ha un braccio rotto.
Proviamo un sentimento di rabbia e impotenza, ma non ci fermiamo: in questo momento in tutto il mondo, Italia inclusa, sta protestando presso le ambasciate russe chiedendo il rilascio immediato dei nostri ragazzi. Loro sono in prima linea per fermare la corsa al petrolio nell’Artico #savethearctic.

Liberate gli attivisti subito!

Naturalmente le autorità russe proteggono gli interessi dei giganti del petrolio. E lo fanno senza scrupoli, minacciando, chi protesta pacificamente, con idranti, pistole e coltelli. Loro ci hanno chiamato “terroristi“, ma i veri criminali sono Shell e Gazprom, che vogliono trivellare un ecosistema delicato come l’Artico”.

Se volete firmare l’appello all’ambasciatore russo in Italia per la liberazione degli attivisti cliccate qui

Sobyanin non si candiderà come presidente per le elezioni russe del 2018

sergey-sobyanin

Il neo eletto sindaco di Mosca Sergei Sobyanin ha detto che non si candiderà per la presidenza della Russia nel 2018. Fino a qualche mese fa, molti lo davano come un nome possibile… cosa è successo?

L’attuale presidente Vladimir Putin non si è espresso in merito. Il primo ministro russo Dmitry Medvedev non ha escluso un ritorno alla presidenza, ma ha sottolineato che si metterà da parte nel caso Putin volesse ricandidarsi.

Sergei Sobyanin ha vinto l’elezione amministrative di Mosca l’8 settembre con il 51,37 per cento dei voti. Dietro di lui il leader dell’opposizione Alexei Navalny con il 27,24 per cento. Navalny non ha mai riconosciuto i risultati delle votazioni.

Fonte: Lenta.ru

Una Russia senza Putin

Poco prima delle elezioni presidenziali di marzo 2012, i sostenitori di Putin hanno diffuso questo video in risposta allo slogan dell’opposizione “una Russia senza Putin“. Il video è stato caricato su youtube ed è poi andato in onda su una televisione a favore del Cremlino pochi giorni prima dal voto:

L’atmosfera apocalittica è rafforzata dal ritmo serrato del montaggio e la segnalazione precisa dei mesi e degli anni serve a rendere lo scenario più realistico e quindi verificabile.

L’Huffington Post ha inserito il video tra i 10 più involontariamente divertenti: http://www.huffingtonpost.com/2013/08/10/hilarious-propaganda-videos_n_3727471.html
L’articolo sottolinea che il video fa leva sui timori della popolazione russa ovvero tornare all’umiliazione (l’arsenale russo verrebbe controllato dagli americani), alla sofferenza e alla povertà del passato (inflazione, disoccupazione, guerre civili, violenza in strada,…).

Stephen Fry, omofobia e le olimpiadi invernali in Russia

Lo scrittore inglese Stephen Fry ha scritto una lettera al premier David Cameron e al comitato olimpico in vista delle olimpiadi invernali in Russia nel 2014:

Stephen-FryCaro Primo Ministro, M Rogge, Lord Coe e membri del comitato olimpico internazionale,
Scrivo nella fervida speranza che tutti quelli che amano lo sport e lo spirito olimpico prenderanno in considerazione la macchia sui cinque anelli lasciati dalle olimpiadi di Berlino nel 1936, svoltosi sotto l’esultanza di un tiranno che aveva trasformato in legge la persecuzione di una minoranza, il cui unico crimine è stato l’esser nati. Hitler aveva bandito gli ebrei da ogni carica accademica o da ogni incarico negli uffici pubblici, ha fatto in modo che la polizia chiudesse un occhio su eventuali percosse, furti o umiliazioni fatte ai danni degli ebrei, ha bruciato e bandito i loro libri. Egli ha affermato che “hanno inquinato” la purezza e la tradizione di quello che doveva essere tedesco, che erano una minaccia per lo Stato, per i bambini e per il futuro del Reich. Li ha incolpati per “crimini di comunismo” e per avere il controllo dei capitali e delle banche internazionali. Li ha accusati di aver rovinato la cultura con il loro liberalismo. Il movimento olimpico allora non ha dato alcuna attenzione a questo male e ha proceduto con le famigerate olimpiadi di Berlino,  che hanno fornito un palcoscenico per il Führer e hanno aumentato il suo status in patria e all’estero. Gli ha dato fiducia. Tutti gli storici sono d’accordo su questo. Quello che ha fatto con quella fiducia lo sappiamo.

Putin sta paurosamente ripetendo questo crimine folle, solo che questa volta contro i LGBT russi. Pestaggi, omicidi e umiliazioni sono ignorati dalla polizia. Qualsiasi discussione di sensata difesa dell’omosessualità è contro la legge. Qualsiasi dichiarazione, per esempio, che Tchaikovsky era gay e che la sua arte e la sua vita riflettono questa sessualità e che sono fonte di ispirazione per altri artisti gay, è punibile con la reclusione. Semplicemente non è sufficiente dire che gli olimpionici gay possono o non possono essere al sicuro nel loro villaggio. Il comitato olimpionico deve assolutamente prendere una posizione ferma in nome della  umanità che dovrebbe rappresentare contro la barbarie, contro la legge fascista che Putin ha spinto attraverso la Duma. Non dimentichiamo che gli eventi olimpici non hanno solo un valore atletico, ma sono anche competizioni culturali. Rendiamoci conto che, in realtà, lo sport è cultura. Non è una bolla al di fuori della società o della politica. L’idea che lo sport e la politica non siano legate è falso e stupido, volutamente sbagliato. Tutti sanno che la politica ha interconnessioni con tutto ciò che è necessario alla “politica”, che deriva dal greco e significa “a che fare con la gente”.

Un divieto assoluto sulle olimpiadi invernali in Russia del 2014 a Sochi è semplicemente essenziale. Che vadano in scena altrove, nello Utah, a Lillyhammer, ovunque vi piace. A tutti i costi Putin non può avere l’approvazione del mondo civilizzato.
Ha trasformato le persone omosessuali in capi espiatori, proprio come Hitler ha fatto con gli ebrei. So di cosa parlo. Ho visitato la Russia, ho visto il deputato che ha introdotto la prima di queste leggi nella sua città, Sanpietroburgo. Ho guardato in faccia quell’uomo e ho cercato di ragionare con lui, di fargli capire quello che stava facendo. Mi ha rigettato tutto indietro, era un esempio di quello che Hannah Arendt chiamava, in modo memorabile, “la banalità del male“. Un uomo stupido, ma come tanti tiranni, con l’unico istinto di sfruttare un popolo infelice trovando capi espiatori. Putin può non essere altrettanto stupido come lo è il suo vice Milonov, ma i suoi istinti sono gli stessi. Si può affermare che i “valori” della Russia non sono i “valori” dell’Occidente, ma questo è assolutamente in opposizione alla filosofia di Pietro Il Grande e contro le speranze di milioni di russi, quelli che non sono in preda a quel mix tossico di teppismo e di religione bigotta, quelli che sono angosciati dal rovesciamento della democrazia e dalla formazione di una nuova autocrazia in una patria che ha già sofferto così tanto (e di cui amo tanto musica, letteratura e teatro).

Io sono gay. Io sono ebreo. Mia madre ha perso più di una dozzina di familiari per l’antisemitismo di Hitler. Ogni volta che in Russia un adolescente gay è costretto al suicidio, una lesbica violentata “legalmente”, uomini e donne omosessuali picchiati a morte da teppisti neonazisti mentre la polizia russa restare a guardare, il mondo stesso è denigrato e io, per primo, piango di nuovo a vedere che la storia si ripete.

“Tutto ciò che è necessario affinché il male trionfi è che gli uomini buoni restino immobili a non far nulla”, così scriveva Edmund Burke. Voi, uomini e donne del comitato olimpico siete tra questi “buoni” che permetto al male di trionfare?

Le olimpiadi estive del 2012 sono stati uno dei momenti più belli della mia vita e della vita del mio Paese. Una olimpiade invernale russa sarebbe una macchina indelebile per il movimento. I cinque cerchi olimpici sarebbero per sempre macchiati, imbrattati e rovinati agli occhi del mondo civilizzato.
Vi sto chiedendo di resistere alle pressioni di pragmatismo, di denaro, di vigliaccheria dei diplomatici e di resistere con decisione e orgoglio per l’umanità intera, come il vostro movimento è impegnato a fare. Sventolate la  bandiera olimpica con orgoglio, come noi uomini e donne gay sventoliamo la nostra bandiera arcobaleno con orgoglio. Siate coraggiosi abbastanza per vivere secondo i giuramenti del vostro movimento, che vi ricordo testualmente qui di seguito:
Regola 4: cooperare con le organizzazioni pubbliche o private e le autorità competenti nel tentativo di mettere lo sport al servizio dell’umanità e, quindi, per promuovere la pace
Regola 6: agire contro ogni forma di discriminazione che colpisce il movimento olimpico
Regola 15: incoraggiare e sostenere iniziative che mescolano lo sport con la cultura e l’istruzione

In particolare mi rivolgo a lei, signor Primo Ministro, un uomo per il quale ho il massimo rispetto. In qualità di leader di un partito che ho per quasi tutta la mia vita rifiutato, lei ha mostrato impegno, passione a favore dei diritti LGBT e ha contribuito a spingere il matrimonio gay sui tavoli di entrambe le camere del nostro parlamento a dispetto dell’opposizione e di tanti della sua parte. Per questo la ammirerò sempre, qualunque siano le altre differenze tra noi. Alla fine credo che sappiate riconoscere quando una cosa è giusta o sbagliata. Vi prego di agire sulla base di questo istinto.

Stephen Fry

Versione originale: http://www.stephenfry.com/2013/08/07/an-open-letter-to-david-cameron-and-the-ioc/single-page

Versione in russo: http://echo.msk.ru/blog/echomsk/1131344-echo/