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Ucraina, Russia, Mogherini e noi

Lo sconfinamento delle truppe russe in territorio ucraino dimostra quello che Annaviva va dicendo da anni: la Russia di Putin è l’erede diretta dell’Unione sovietica pre Gorbaciov.
Non avevamo bisogno delle foto dei satelliti-spia per sapere del coinvolgimento diretto dei militari del Cremlino fuori dal territorio della Federazione Russa. Dai tempi della rivoluzione arancione, risulta chiaro che Putin considera l’Ucraina (come la Georgia, la Moldova e altri stati ex sovietici) niente più che il giardino di casa del Cremlino. Sono paesi autonomi, possono scegliere liberamente il loro destino. Solo se è lo stesso designato per loro dal Cremlino…
Anna Politkovskaja era stata facile profeta. Aveva immaginato che Putin avrebbe utilizzato la Cecenia come cartina di tornasole. Se nessuno avesse detto nulla, si sarebbe sentito legittimato ad andare avanti. In patria e all’estero. Proprio Anna era solita dire: “Ogni volta che un capo di stato europeo stringe la mano a Putin e’ come se mi sputassero in faccia”.
Di sputi in faccia in questi anni La Politkovskaja ne avrebbe ricevuti molti, troppi. Se non fosse stata ammazzata nel 2006 a Mosca. Da killer. Con committenti sconosciuti (ma immaginabili). Nel giorno del compleanno di Putin.
In queste ore si prospetta la nomina di Federica Mogherini a capo della diplomazia europea. Il ministro degli esteri italiano appena nominata invitò tutti al dialogo con Putin, volando poi al Cremlino. Suscitando le ire dei paesi confinanti con la Russia (che hanno ostacolato la sua nomina). Ci auguriamo che le ultime vicende (e pure le fotografie satellitari) possano indurre l’attuale leader della diplomazia italiana (in foto) a posizioni di fermezza verso la Russia di Putin. Colpendone, con sanzioni e dintorni, i vertici e non la popolazione.
Da italiani e amanti dei diritti umani, ne saremmo felici.

Putin e la destabilizzazione dell’Ucraina (parola di Herta Müller)

Quello che sta succedendo in Ucraina è mostruoso. Già il primo passo, l’annessione della Crimea, era inaccettabile. Ma la destabilizzazione della regione più ricca dell’Ucraina prosegue. Putin si fa forte di una propaganda antifascista, ma i suoi valori sono di estrema destra. Vede nemici dappertutto. Perché è di nemici che ha bisogno ogni dittatore per poter giustificare la violazione dei diritti umani. Putin poi è un esperto di destabilizzazione: ha agenti specializzati, coltiva separatisti. In fondo non vuole davvero riprendersi l’Ucraina: lui vuole soltanto che sia destabilizzata abbastanza da non poter entrare nell’Ue. È diabolico. (…) D’altra parte Putin arriva dal KGB, e non conosce altro se non quel mondo.
Il premio Nobel Herta Müller intervistata da Andrea Bajani, Repubblica, 11 luglio 2014

Annaviva per i giardini Anna Politkovskaja

Due ergastoli per chi uccise Anna. Ma chi ordinò il delitto?

Annaviva saluta con soddisfazione la decisione del tribunale di Mosca per l’omicidio di Anna Politkovskaja. I giudici russi hanno comminato l’ergastolo a due dei cinque assassini che hanno colpito la giornalista nell’ascensore di casa, il 7 ottobre 2006. Le due condanne a vita puniscono l’uomo ritenuto il killer, il ceceno Rustam Makhmudov e quello che sarebbe stato l’organizzatore dell’agguato, lo zio di di Rustam, Lom-Ali Gaitukayev.
Differenti le pene per gli altri tre imputati, che erano parte della banda che ha portato a termine l’esecuzione della giornalista (ovviamente senza scorta, malgrado minacce e avvelenamenti): i fratelli di Rustam, Ibragim e Dzhabrail Makhmudov a 12 e 14 anni, l’ex agente di polizia russa Sergei Khadzhikurbanov a 20 anni.
I cinque erano stati ritenuti colpevoli da una giuria popolare a maggio.
Giustizia è dunque fatta, seppure in ritardo?
Crediamo di no.
Come dimostra quel che sta succedendo in questi giorni nell’est dell’Ucraina, parecchi sono i ceceni prezzolati che fanno i killer (o i soldati di ventura) a pagamento. Chi li paga?
E chi ha pagato per uccidere Anna, una delle voci più critiche verso la Russia di Putin?

Domande che ancora non hanno risposte e che temiamo non le avranno fino a quando questo regime non esaurirà il suo corso. Che come tutte le cose umane, ha avuto un inizio e avrà una fine.

giardino dei giusti

Oggi l’albero per Anna Politkovskaja nel Giardino dei Giusti di Varsavia

Alle 12 l’inaugurazione del Giardino a Varsavia. Annaviva era stata invitata, ma per un problema di voli non potrà essere presente Andrea Riscassi, uno dei suoi fondatori. Pubblichiamo l’intervento di saluto che aveva fatto e che verrà letto.

È con entusiasmo e con fiducia nel futuro che come fondatore dell’associazione Annaviva di Milano partecipo all’inaugurazione del Giardino dei Giusti di Varsavia.
La nostra associazione, nata nel 2008 per ricordare Anna Politkovskaja e portare avanti le sue battaglie, è stata – nel suo piccolo – protagonista di tante iniziative. Molte delle quali per preservare la Memoria, quella com la M maiuscola.
Per questo abbiamo collaborato con Gariwo per non dimenticare la Politkovskaja e gli altri Giusti che sono finalmente commemorati nel Giardino dei Giusti di Milano.
Abbiamo voluto fare di più e, con una raccolta firme, siamo riusciti a ottenere, nel 2013, un Giardino per Anna Politkovskaja. Chi il prossimo anno verrà a Milano per Expo potrà, in fondo a corso Como, sedersi in uno spazio verde dedicato alla grande giornalista russa, uccisa per il suo lavoro. Di denuncia. Di coraggio.
Lo stesso coraggio che si commemora il 5 giugno a Varsavia, in questo nuovo Giardino dei Giusti che sorge nel distretto di Wola, nell’area in cui si trovava il Ghetto. Rivoli di (drammatiche) storie che si uniscono. Per dare forza a chi è ancora qui a lottare.
Credo infatti che la Memoria di cui parlavo, quella contro i totalitarismi, contro le dittature, contro i fanatismi, sia il bene più prezioso da tutelare da noi e da chi verrà dopo di noi. L’Europa, per la quale c’è chi combatte e muore in queste ore in Ucraina, non può e non deve essere solo quella legata a freddi criteri economici. Ma è soprattutto quella dei cittadini, del loro spirito, della loro dignità.
Da Milano a Varsavia. Senza dimenticare Kiev e chi coltiva un sogno europeo. Di pace e dignità.

Andrea Riscassi, fondatore associazione Annaviva

In memoria di Andrei Mironov e Andrea Rocchelli

Annaviva esprime le proprie condoglianze alla famiglia dei due giornalisti uccisi in Ucraina. Se Rocchelli era un coraggioso fotoreporter, Mironov era un attivista di Memorial, ong russa con cui la nostra associazione ha più volte avuto modo di collaborare. Mironov aveva imparato l’italiano in un gulag, ai tempi dell’Urss:
http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2014/05/25/ucraina-ucciso-insieme-rocchelli-mironov-imparo-italiano-gulag-mordovia_ftjNAyYTJTjguToW03duUM.html
Il duplice assassinio ai confini dell’Europa al termine di una campagna elettorale in cui si è parlato di tutto tranne che della crisi ucraina e dell’imperialismo putiniano.
Andrei e Andrea, che la terra vi sia lieve.

UCRAINA, RUSSIA E CRIMEA: E ADESSO CHE SUCCEDE?

UcrainaL’altra sera si è tenuta la conferenza UCRAINA, RUSSIA E CRIMEA: E ADESSO CHE SUCCEDE? presso l’Associazione Italia-Russia a Milano. Sono intervenuti Aldo Ferrari, docente di Storia del Caucaso all’Università Ca’ Foscari; Eliseo Bertolasi, dottorando di ricerca in Antropologia culturale all’Università di Milano e Alessandro Vitale docente di Analisi della Politica Estera e di Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Milano.

Si è parlato dell’irrisolta questione ucraina, dei rischi e dei problemi che sta portando. Una tematica molto calda che ha scaldato anche molti presenti tra il pubblico, che al momento delle domande finali hanno dibattuto con i relatori in modo molto accalorato. Sala piena. Superfluo dire che è stato interessantissimo.

Siamo testimoni di eventi così delicati e indecifrabili che ho voluto prendere nota della testimonianza inedita presentata e dei discorsi fatti. Quindi per chi vuole sotto trova un approfondimento.

Intervento di Aldo Ferrari
Stiamo assistendo ad una forte polarizzazione delle posizioni, la tendenza è quella di affrontare la questione con un atteggiamento non solo appassionato, ma tifoso, magari lasciandosi trascinare da idiosincrasie e uscite fuori luogo. Questo è molto grave.

Cercheremo di dare un quadro non completo di una situazione estremamente difficile da interpretare e giudicare. Non pretendiamo di dare una risposta, che non credo esista, ma vorremmo fornire elementi di approfondimento. Quello che leggiamo sui media spesso è molto condizionato da pregiudizi e appiattimento.

Intervento di Eliseo Bertolasi
Ha raccolto video e interviste della sua testimonianza diretta. E’ stato sul posto 3 volte per seguire la vicenda. A dicembre, febbraio e aprile.

Ha mostrato e descritto un primo filmato: una piazza animata da protesta spontanea e dal desiderio di vedere il proprio paese avvicinarsi alla Unione Europea e in cui si percepisce il sentimento anti-Yanukovich. Alla domanda: “Perché volete la UE?” si sentiva rispondere che ciò avrebbe significato lavoro, vacanze, stipendi più alti. In Maidan molti manifestanti dalle zone occidentali vivevano ormai fissi lì.

Si vede nel video anche una manifestazione pro-Yanukovich (qui si parlava in russo nei comizi, mentre là in ucraino) con molta meno gente, perché dal Donbas si spostano meno dal lavoro.

Eliseo Bertolasi è tornato in febbraio, proprio nella settimana in cui poi è caduto Yanukovich.

Tornato in Maidan, trova barricate costruite dai manifestanti che, a distanza di due mesi, si presentano come milizianti: migliaia di persone che non litigano tra loro e che sono estremamente organizzate. In Maidan si poteva vivere, veniva costantemente distribuito del cibo e ogni altro bene.

Si vede nel video la polizia che sfonda le barricate arrivando verso la piazza. I manifestanti, per fermare l’attacco, iniziano a costruire un fronte infuocato e così inizia la battaglia notturna. Le immagini sono inquietanti: preti che durante la notte supportano i presenti con i loro canti e il fuoco in piena notte, bombe molotov e granate. Sembra un inferno. Non c’erano sul palco i leader ma i preti. C’era persino Radio Maria ucraina.

Da notare è che in piazza non è mai stato fatto un discorso analitico, che considerasse pro e contro dell’ingresso in Europa, non si è mai affrontata la questione in termini pragmatici, ma solo in termini di nazionalismo e di sentimento. Questa incongruenza è molto evidente.

I combattimenti durano una giornata e mezza. La polizia non può fare la carica. Il selciato è del tutto sollevato per ricavarne pietre. Si vede che tra i manifestanti c’erano compiti e direttive ben precise per mantenere solide le barricate. Vengono bruciati copertoni e l’odore è insopportabile. Si improvvisano catapulte.

Il testimone ha visto poche armi da fuoco, solo qualche pistola. In fondo si vedono i riflettori della polizia e una viva linea di fuoco che attraversa tutta Maidan.

Centinaia di feriti vengono soccorsi, si erano organizzati anche a livello di pronto intervento.

La Piazza appare devastata, le preghiere continuano. Il giorno seguente la polizia si ritira e la barricata viene ricostruita.

I cecchini iniziano a sparare sulla folla, ma anche sulla polizia, senza distinzione. La Piazza è di nuovo in mano ai manifestanti. Poi i funerali di chi è caduto sotto i cecchini.

Viaggio di aprile a Donbas. La zona è blindata, presa dai manifestanti in protesta, nata dagli atteggiamenti del nuovo governo di Kiev verso la popolazione dell’est ucraina, centinaia di chilometri da Kharkov fino ad Odessa, con Lugansk, Donetsk, Mariuopol. I civili supportano i manifestanti, le persone gridano “Rossia Rossia” e vogliono l’unità con la Russia, perché non si percepiscono ucraini: sarebbe difficile portare avanti la protesta se fosse solo opera di facinorosi.

Quando il nuovo governo ha manifestato la sua russofobia (vietando il russo, chiudendo i confini regionali senza considerare che molti hanno parenti a Ovest) le persone sono state toccate nel profondo, perciò non si astengono dalla protesta.

Questa zona è il polmone dell’Ucraina, e l’ingresso in Europa sarebbe per loro un grande problema, essendo elevate qui le esportazioni verso la Russia.

Qui si parla di terroristi, ma loro si definiscono difensori che vogliono solo l’autonomia e poter parlare russo con un rapporto di fraterna amicizia con la Russia.

La zona intorno a Sloviansk è in mano alle forze di Kiev, con coprifuoco serale. Gli attacchi avvengono solo di notte quando non ci sono civili in mezzo ai difensori, rappresentati dalla Samo-oborona (circa 250 persone) cioè giovanissimi e anziani; e poi dalla parte più strutturata, un battaglione che arriva dalla Crimea. Il testimone non ha visto russi. I combattimenti non avvengono in città ma nei posti di blocco.

A Kromatorsk il testimone rimane bloccato. La mattina di sabato 3 maggio giungono i reparti speciali ucraini. In città ci si aspetta un attacco dalle forze di Kiev quindi iniziano a far ritirare la gente in casa, ma tutti invece escono in piazza e si uniscono alle truppe per difendere la città, perciò l’attacco è sospeso.

Un altro dettaglio è la grossa componente ideologica: dicono di non volere i fascisti. Le posizioni sono talmente radicalizzate che non si riesce a trovare un dialogo. La componente nazionalista è molto forte, si cantano canzoni patriottiche e si vede spesso la bandiera della repubblica autonoma del Donbas: come quella russa, ma la terza striscia è nera come il carbone, a simboleggiare la loro maggior ricchezza.

Si sente dire: “i nostri nonni hanno cacciato i fascisti fino a Berlino noi riusciremo a cacciarli dal Donbas!”.

Insieme alle barricate che bloccano la città ci sono 3 blindati.

Eliseo Bertolasi alla fine è riuscito a liberarsi, era l’unico giornalista italiano sul posto.

Intervento di Alessandro Vitale
Ha parlato dei problemi di integrazione e disgregazione. Ha ripetuto che nessuno ha la verità in tasca, nemmeno gli analisti con i più seri strumenti.

Vediamo ora l’ombra lunga dell’impero che mostra e mostrerà ancora a lungo i suoi strascichi.

La tendenza principale è quella imperialistica. Da parte della Russia c’è forte pressione di matrice staliniana: evitare che le regioni siano indipendenti e l’Ucraina non è mai stata accettata come nazione distaccata. Dal punto di vista economico, il Paese è reso in miseria e di questo è responsabile anche l’Europa che l’ha esclusa irrigidendo le dogane.

Non c’è la possibilità di esportare in Europa e la stagnazione economica porta a quella politica.

Questo irrigidimento progressivo e il protezionismo economico hanno portato le minoranze interne a vedere nella Russia (che pure non ha un sistema economico funzionante) una via di salvezza.

Come sono state realizzate queste dipendenze? L’Ucraina fin dall’inizio non è stata ridisegnata in modo confederale creando entità pluri-etniche autogovernate (molti progetti lo proponevano e prevedevano che altrimenti si sarebbe arrivati al conflitto) quindi è naturale che si finisca per rivendicare con rigidità le proprie separazioni interne. L’Ucraina non ha quell’unità e omogeneità che servirebbero per tenere in piedi una nazione così come è stata creata dopo la caduta dell’URSS.

Nei sistemi nati dalle rovine degli imperi purtroppo non si tiene mai conto della diversità. Esiste una varietà straordinaria di possibilità moderne per affrontare situazioni simili. Ma ora è ormai tardi, le zone sono troppo polarizzate.

L’uso strumentale dei media induce all’esplosione dei nazionalismi e fino a pochi mesi fa simili tensioni non erano pensabili. Non così forti almeno, non così radicalizzate e polarizzate. La questione è ormai gravissima e il contributo della comunità internazionale è stato più che altro deleterio.

Ormai troppo sangue è stato versato, è improbabile che si riesca a tornare indietro. Pare che in Donbas abbiano detto addio all’Ucraina.

Irene

Milano, sit in al consolato ucraino a sostegno dell’accordo con l’Unione Europea

eu ucraina

Ali – Alleanza Liberaldemocratica per l’Italia, con le associazioni AnnaViva, Comitato Euromaidan e Associazione Enzo Tortora-Radicali Milano, organizza per il giorno 5 dicembre dalle 17.00 alle 19.00 un sit in di fronte al consolato ucraino in via Ludovico di Breme 11, in solidarietà con la popolazione ucraina che chiede a gran voce la firma dell’accordo di associazione con l’Unione Europea.

Nonostante le attuali difficoltà dell’integrazione europea, soprattutto in questo momento di crisi, molti popoli, tra cui quello ucraino, vedono nell’Unione europea una garanzia di democrazia, tutela dei diritti umani e rispetto delle libertà economiche.

La repressione violenta del governo contro i manifestanti e le ricattatorie pressioni del presidente russo Putin sono inaccettabili e le autorità europee d occidentali debbono moltiplicare gli sforzi affinché i cittadini ucraini possano esprimersi liberamente e l’Ucraina consolidi i legami e il processo di avvicinamento all’Unione europea.

Appuntamento oggi dalle 17 in via Ludovico di Breme 11, Milano

Solidarietà all’Ucraina che vuole l’Europa

ucraina europaDomani dalle 17 alle 19 ci saranno due manifestazioni di solidarietà verso il popolo ucraino che vede nell’Europa un’occasione di libertà e di crescita e che continua a protestare contro la decisione del presidente Yanukovich. Dalla piazza il popolo ucraino chiede a gran voce le dimissioni del governo. (Per saperne di più cliccate qui)

I sit in di solidarietà in Italia si svolgeranno a Milano davanti al consolato ucraino (via Ludovico di Breme, 11) e a Roma davanti all’ambasciata ucraina (via Monte Pramaggiore, 13).

In giornata ulteriori dettagli.

Siamo tutti invitati!

Ucraina in Europa?

eu ucrainaNei giorni scorsi, il governo di Kiev ha rinunciato a firmare l’accordo di associazione con l’Unione Europea. Contro questa decisione la popolazione ucraina di Milano ha organizzato per oggi pomeriggio alle 15 a Milano, in via Dante, vicino alla fermata della metropolitana Cairoli, un presidio in contemporanea con manifestazioni simili a Kiev e in altre città dell’Ucraina.

L’ex premier ucraina, Yulia Tymoshenko, dal carcere, considera questa decisione del presidente ucraino Yanukovich un “golpe”, mentre Putin ha accusato l’Unione Europea di ricattare l’Ucraina e il capo della commissione Esteri della Duma, Alexei Pushkov, ha scritto su Twitter che l’accordo con l’Ue avrebbe portato «dubbi benefici», prendendo a esempio le situazioni di Bulgaria e Romania.

Il ministro dell’energia ucraino, Yuri Boiko, ha spiegato che il Paese non può perdere i legami economici con la Russia e che Bruxelles non ha offerto ricompense per le perdite di questo commercio con Mosca.
Per Vladimir Chizhov, ambasciatore russo presso l’Unione europea, ora l’Ucraina è libera di entrare nell’unione doganale guidata da Putin.

Da Bruxelles comunque nessuna sconfitta, la vicenda è rinviata al 2015, quando nel Paese si terranno nuove elezioni presidenziali.

Per chi volesse dare il proprio supporto alla popolazione ucraina in Italia, l’appuntamento è questo pomeriggio alle 15 in via Dante (fermata Cairoli), Milano.

Fonte: Corriere.it, Repubblica, Euronews